| Era cresciuto l'Uomo Ombra dei
Sogni degli altri, dal nome lungo con parvenze nobiliari, ma tali
restanti. Era cresciuto, e se ne era accorto solo quando sembrava
invecchiato. Sin da piccolo egli guardava ciò che gli altri
vedevano, e sognava ciò che gli altri guardavano. Se un cielo
era blu, egli lo sognava arancione o giallo, se una patata era brutta
lui ne vedeva il bellissimo fiore giallo che ne nasceva. Sin da
piccolo l'Uomo Ombra dei Sogni degli Altri pensava,tuttavia, di
essere un cinico, attento osservatore che vedeva oltre ciò
cui gli Altri abboccavano in superficie. Solo quando crebbe capì
di essere l'Uomo Ombra dei Sogni degli Altri.
Ma quando crebbe,e perché crebbe,l'uomo Ombra dei sogni
degli altri?
E' una gran domanda, simile a quelle che, di fronte ad universi
spirituali,ogni tanto facevano formare all'Uomo Ombra un'ombra punto
interrogativo.
L'Uomo Ombra dei Sogni degli Altri cercava negli Altri una persona
in grado di disegnare, pensare, danzare, recitare, accudire, soffrire,
amare, cambiare idea drasticamente con l'impeto di un tuono, star
bene anche da soli senza aver necessità di compensarsi con
altri, e credeva in tal modo di trovare una persona che potesse
garantirgli serio distacco, tranquillità e amore.
Quando la trovò, egli improvvisamente crebbe, perché
capì che quello che cercava era tutto quello che egli aveva
voluto essere e non era mai stato. Cercava nei sogni degli altri
sé stesso, che era sempre stato qualcun altro.
Crebbe e decise di tornare indietro rimanendo nel suo tempo.Ringraziò
eternamente chi lo faceva sognare e partì verso sé
stesso.Voleva colorare la sua ombra specchio della luna e del lampione,
non solo facendosi riempire dai colori dei sogni degli altri, ma
anche dei suoi, che finalmente decise di trovare.
Uscì di casa e rivide il suo gatto. Era rosa e faceva sogni
viola, ma nei suoi occhi leggeva enorme saggezza. Allora chiese
al gatto dove, secondo lui, dovesse andare.Il gatto rispose:"Vai
a dormire, no?!"...
Allora l'Uomo Ombra dei Sogni degli Altri andò a dormire
ed aprendo gli occhi cominciò a sognare.
Un lungo viaggio, partiva per dove faceva tanto tanto freddo,
dove tutto era bianco, si sedeva su una pietra, ma scivolava perché
era bagnata, e allora si metteva a piangere perché era solo,
e le lacrime cadevano e cadevano come quando il lavandino del suo
bagno perdeva, e bucavano la neve, la squagliavano, e si accorgeva
che là sotto c'era un prato verde, e un laghetto fatto delle
sue lacrime, e dei fiori gialli. Si metteva a ridere, ma piangeva,
e allora diventava tutto sempre più colorato.
A conoscere gente doveva andare, e decideva di andare nella grande
città, a cercare nuove lune e nuovi lampioni da far specchiare
nella propria ombra. Il cielo era arancione nella grande città,
e la notte era viola, le case avevano i tetti rossi e i lampioni
erano gialli come i fiori del suo giardino. Un sacco di gente gli
passava davanti, erano tutti veloci, e lui decideva di prendere
una bicicletta per girare la città grande, e conosceva un
sacco di gente che aveva una bicicletta come lui e cominciava a
provare gusto a parlare con loro. Parlava anche con i lampioni,
ma questo era giustificabile perché è un pò
matto e poi è solo un sogno.
Si girava mentre pedalava o parlava o conosceva o amava, per poi
essere lasciato, soffrire, poi amare, odiare, amare, e infine stare
bene. Si girava, mentre sognava, e la sua ombra era sempre nera,
ma stava meglio.
Si svegliava, mentre si girava, mentre sognava, e scopriva che
la sua ombra era sempre nera, ma il corpo delle sue emozioni aveva
i colori della neve, dell'amore, della sofferenza, delle lacrime
e della scoperta.
Ed alzandosi decise di continuare a sognare. |