Scesa dal Focker 44 che aveva
traballato per quasi un ora su meringhe di vapore vedo per la prima
volta la Sardegna. Arrivo sull isola catapultata dall alto. Dietro
un finestrino appannato, esplorando quella carta geografica
tridimensionale, leggo i contorni netti della costa, le ondulazioni
del rilievo, l abbagliante geometria degli stagni. Durante l atterraggio
un crampo sconosciuto alle viscere, mi avverte della paura del primo
volo. In attesa solitaria di un bagaglio che non arriva tra volti
che non riconosco, un parlato marcato e straniero mi martella intorno,
alterando la mia capacità
di percezione di una realtà che si palesa ostile.
La luminosità di un cielo traslucido avvolge di un aura marziana
quell umanità straniera Affascinata e intimorita allo stesso
tempo con la frenesia del passeggero raggiungo l uscita.
Intonazioni sincopate, cinesica rituale, odori forti ed esotici si
apprestano inconsapevoli ad accogliere la novella immigrata nel balletto
sabbatico dell integrazione .
Oggi tra quelle sinestesie nascoste nella profondità di un
ricordo lontano riaffiora la Stazione Satas di Cagliari.
Sono ancora lì, seduta sulle doghe metalliche di una panchina
in compagnia di una valigia troppo gonfia mentre mi guardo intorno
finalmente acquietata.
Colori esagerati mi trasmettono una sensazione di pulizia sterilizzata
in cui sono immersa come in un lavacro purificatore. In quell atmosfera
empirea godo di una libertà estrema, mai provata. Dove mi trovo
In Sardegna! dice la voce di batacchio che esplode dietro di me.
Guardo con gli occhi socchiusi una macchia scura che si staglia nel
sole autunnale: un giovane magro e longilineo mi sorride.
siciliana vero si, ma
non sei la prima che incontro, carica di spocchia e di speranza
speranza spocchia !
Una risata allegra e beffarda accompagna la mia espressione ironicamente
sorpresa.
Occhi come fessure, bocca fresca di bambino con una fila di denti
regolari, guance coperte da una peluria rossiccia, capelli lunghi
e spettinati.
Poi come se continuasse una storia già iniziata, con l esaltazione
di un innamorato, mi parla di una terra che vale la pena di esplorare
boschi secolari ricchi di selvaggina arcaica e solenne, paesaggi popolati
da giganti rocciosi scolpiti dal tempo costruzioni millenarie di popoli
leggendari e guerrieri cibi che uomini dei innaffiano con vini prelibati
La sua mimica appassionata proietta in uno schermo immaginario fotogrammi
impazziti di in un film che non conosco. Distratta e un po infastidita
mi allontano con la mente, mentre parole orgogliose parlano ancora
di uomini antichi e generosi che popoli colonizzatori hanno oppresso
e razziato temprando caratteri forti e indomiti.
Annaspando in quel fiume di parole cerco vanamente di celebrare la
dignità e la sofferenza della mia gente lontana, ma non ci
riesco: in quegli occhi presuntuosi e sognanti non esistono realtà
che possano far da contraltare alla propria..
La littorina nella stazione sonnolenta del novello west tarda ad arrivare
, il tempo dell attesa si dilata in una sorta di eternità complice
e senza uggia, la voce del giovane continua con ardente monotonia,
lo sguardo abituato alla luce, si fa aperto e pungente rivelando un
iride dalle intense tonalità verdognole.
Sta parlano di limba , non lo seguo più, non capisco, guardo
i suoi occhi che si abbassano quando si fermano sui miei, ne colgo
con compiacimento un barbaglio di pudore.
La littorina finalmente entra sfrigolando sulle rotaie. E il momento
dell addio.
Mani nervose si stringono frettolose.
Prometti ...siamo stufi di colonizzatori...smettila di fare la persona
che si è spogliata di sè... Vuoi vivere qui Ascoltaci!
Amaci!
Dal finestrino, stringo quel patto misterioso che non colgo nella
sua solennità, poi sprofondo sfinita sullo stretto sedile di
vilpelle di uno scompartimento di seconda classe.
Gocce di olio bruciato innaffiano di faville luminose rotaie lucide
e stridenti.
Sa limba la lingua NO. Non ho mai imparato sa limba!
Ne ho sempre fruito passivamente in una sorta di muta educazione
bilingue.
Una cultura altra che con strumenti verbali eternamente bambini sospinge
da sempre nel limbo delle percezioni vaghe e indistinte la mia conoscenza
del mondo Ma che fatica all inizio. ..che fatica!
Sulla littorina sgangherata una donna stridula mi indica il finestrino.
Non capisco. Non so se devo aprire o chiudere. Non so come si fa.
Ecco! Le due maniglie sui vetri.
Non capisco. Intanto la stridula si adira, o almeno credo, capisco
che devo chiudere. Finalmente giro la manovella.
Peccato! Quell aria pulita ammorbidiva l odore pungente di corpi
nuovi.
Il rumore continuo di parole misteriose mi ronza in testa. Il mio
corpo occupato a percepire un mondo ignoto si abbandona al nuovo passivamente.
Sono IO che mi percepisco nuova.
In fondo alla carrozza sferragliante qualcuno con un italiano metallico
racconta di lontani viaggi brasiliani:
...dopo un mese parlavo la lingua... è servito per liberarmi.
Programmare.
NOI siamo abituati a farlo.
Noi chi Noi Occidentali Noi Donne Noi...Sardi
Io non ho mai saputo programmare la mia vita!
...Il progetto brasiliano è : Programmiamo, Risolviamo,
Facciamo.
...L Ascolto per il Brasiliano fa parte della sua cultura
...Noi Sardi abbiamo subìto le colonizzazioni come i brasiliani...
E i Siciliani grido - anche noi Siciliani siamo stati colonizzati!!
Si sente come parli, da dove vieni
Tciapani ...sai Selinunte...sono SICULA!
Mi piace dirlo, caricarmi di connotazioni negative, mafiose, calcare
pesantemente
i suoni della mia lingua.
In televisione ...Sì, ne hanno ammazzato un altro.
Certo che voi siciliani...
Ma anche voi sardi...
Sì, però, Noi quando parliamo ci facciamo capire.
Ci facciamo capire...
Dove deve andare Signorina L accompagno.
Io vado a Là....
Dove
Vado a Là....
Che strano non riesco a percepire la seconda parte della parola.
Il mio orecchio
è abituato ad una musicalità piana e strascicata, non
coglie i suoni delle sdrucciole, specie se la terzultima sillaba è
così marcata e dominante da far sparire, in un ritmo indistinto
le ultime.
Finalmente il cartello stradale: Làconi.
Ecco Là coni!!
Dal finestrino, piccoli e sonnolenti villaggi si susseguono solitari
nella macchia boscosa e deserta.
Una voce di donna riprende quel dialogo presuntuoso: ...per una Sarda
era più facile comprendere la loro diffidenza. Noi Sardi abbiamo
subito le colonizzazioni come i brasiliani...
Fremente rispondo con sarcasmo arrogante e disperato Sì, è
vero, Noi Siciliani ci siamo colonizzati da soli.
Costretti ad andare da sempre in giro per il mondo, siamo tornati
con facce colorate e lingue diverse a riprenderci quello che da soli
ci eravamo tolti! Sguardi di rimprovero e di sopportazione accompagnano
il sorriso beffardo dei miei occhi.
Spezzoni di dialogo metallico si confondono con i miei pensieri scomposti
e sofferenti ...Il primo anno sputando sentenze, il secondo , silenzio
totale. Rifeci il cammino...
Dopo un lungo anno di silenzio, ricominciai a balbettare.
...Rifai il cammino, non con parole ma realizzando segni .
parole vivaci e presuntuose di una lingua che sento nemica vogliono
insegnarmi a vivere.
Una babele di voci mi accoglie in un paesino da presepe. Donne uomini
bambini suonano un orchestra stonata. Una nausea mentale sconvolge
la mia sensibilità.
Sorrisi sfrontati di accoglienza mi invitano in un girotondo sfrenato
di gesti, di parole. Presa per mano da angeli neri ne percepisco una
volontà cannibale: la mia identità, devo proteggere
la mia identità. Cerco nel mio animo parole materne e di clan,
mi aggrappo ad esse come un naufrago alla sua zattera.
Nell aula di una scuola provvisoria bimbi frenetici accolgono la
nuova insegnante.
L eccitazione è palese, tutti si offrono di insegnarti la loro
lingua, tutti gioiscono al mio balbettare. I giorni trascorrono in
un sabba didascalico e moraleggiante. In quel vocio perenne di adolescenti,
immersa in quell amnio linguistico, intravedo visi stravolti, occhi
scuri e pungenti, gesti ritmati da una samba folkrorica che lacerano
il mio animo.
Appu nau . Appu nau ( ho detto ho detto) cantilena la donna delle
pulizie puita è bènnia . Is pippiusus funti mallusus
(Perchè è venuta I bambini sono cattivi ), attribuendo
a studenti indisciplinati la mia sofferenza.
Poi il tempo ammorbidisce le mie emozioni, quei visi quegli sguardi
beffardi si colorano di complicità ed io finalmente parlo di
me della mia esperienza di bambina in una scuola tempio senza età
davanti ad occhi affascinati e
curiosi di confrontarsi con un altra realtà, lontana remota.
Prof ci parli di lei del suo paese della sua terra Una nuova nenia
accompagna il mio tempo, dipingo campi scriminati da vigne soleggianti,
aranceti splendidi e profumati, colonne greche svettanti e solenni
nell afa estiva. Riscopro,
nel ricordo, una realtà trascurata dai miei occhi distratti
e assuefatti.
Un amore riposto nel fondo dell animo emerge prepotente: l amore della
mia terra. La nuova terra mi fa riscoprire quella antica seppellita
nel mio cuore e che per anni ho flagellato con la mia volontà
di fuga.
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