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Il Giomba http://pensierifrasiedemozioni2.blog.tiscali.it
Il vento d’Agosto
Lo sentiva.
Sentiva su di se che quel giorno, per lei, sarebbe stato speciale: “è una sensazione che senti a pelle”, diceva.
Anche quel giorno Marinella, impiegata ventitreenne, capelli ricci, alta e formosa, prese in mano le chiavi della sua cara Opel per correre di corsa verso il mare, verso il litorale baciato dall’ultimo sole d’agosto, ma ancora utile per divertirsi, e forse per trovare quell’amore che nella sua vita non era mai esistito.
Con l’amore non aveva mai avuto un buon rapporto: tante storie, tante infatuazioni, sempre finite per colpe non sue. Ormai aveva imparato a convivere con la sua sfortuna, che sembrava perseguitarla.
Ma lei non ci pensò più di tanto: chiuse lo sportello, mise la cintura, girò le chiavi e partì, mordendo l’asfalto arroventato dal primo sole del mattino.
A guardarla non sembrava una ragazza triste, eppure aveva dietro se una storia che di allegro aveva ben poco: la vita le aveva riservato tanta tristezza e mille batticuori, che regolarmente finivano in un pianto di disperazione, o forse nella rabbia di chi non vuol più vivere storie impossibili.
Lungo l’autostrada, i suoi capelli al vento le davano un aria quasi di serenità, che non provava ormai da tempo: “sarà l’estate”, pensava.
Eccola la spiaggia: all’orizzonte il sole cominciava a baciare il litorale già pieno di folla, e l’odore del sale si spandeva tutto intorno.
Individuato il posteggio, chiuse lo sportello, aprì il bagagliaio e prese il borsone, con un telo azzurro che, timido, appariva dal dentro.
Ecco il mare: ecco la sua allegria, il suo senso di pace, e in fondo la sua tristezza che spesso tornava a farle compagnia rivedendosi lì, da sola sul bagnasciuga, senza nessuno a cui stringere la mano, senza un uomo a cui sussurrare “ti amo”, a cui donare un sorriso.
Ad un tratto, quella strana sensazione che tornava nella sua mente: qualcosa di strano, un pensiero che batteva forte in testa. Pensava ancora che quel giorno, per lei, sarebbe stato speciale.
“Che stupida”, pensava. Lasciò andare i capelli, che il sole aveva reso lisci e lucenti, e tornò a sedersi sotto l’ombrellone.
Aveva gli occhi bassi sul suo videofonino, sperando che arrivasse una chiamata a spezzare quella nota triste che si era creata, ma ad un tratto, alzando gli occhi, sentì battere forte il cuore dentro di sé.
Solo il tempo di uno sguardo per innamorarsi: Giuliano passava di là per puro caso, ed incrociando il suo volto gli sembrava di specchiarsi in un sogno, in un attimo che era lungo come un eternità.
Era il colmo per lei: innamorarsi, il tempo di uno sguardo, ed era capitato proprio a lei che non credeva ai “colpi di fulmine”.
Si alzò di corsa e andò verso il bar, ad ordinare una Coca Cola fresca. Stava per pagare quando da dietro le sue spalle sentì una voce esclamare “lascia, pago io”.
Non voleva crederci: era ancora lui. Sentiva il suo odore su di se, e la sua voce suadente sembrava un brivido di passione.
“Posso offrirtela io?”, esclamò Giuliano con aria timida, ma nel contempo sicura.
Presa dall’emozione, Marinella abbassò gli occhi, si alzò dalla sedia e disse: “grazie, sei molto gentile. Io mi chiamo Marinella. Tu?”, “io sono Giuliano. Sono qui in vacanza con degli amici, ma purtroppo domani riparto. Sai, l’Università ti stressa, e dopo un anno vengo a fare le vacanze qui, anche se non sono di questa città. Vivo a Londra, ma molto spesso mi piace venire qui. Mi ricorda i luoghi della mia infanzia. Quando decisi di studiare all’estero presi le mie poche cose e me ne andai, lasciandomi alle spalle tutti i progetti che avevo fatto fino a quel momento. Scusa, ma forse ti sto annoiando?”
Marinella non perse tempo, e rispose: “No, figurati! E’ molto interessante la tua storia. Stasera ci sarai alla festa che danno qui sulla spiaggia? Possiamo mangiare qualcosa insieme, se ti và”. “Si, ci sto! Ci vediamo stasera!”
Non ci credeva: si sentiva già al settimo cielo, innamorata, ma ormai aveva imparato a frenare l’entusiasmo e rimanere con i “piedi per terra”, come le avevano insegnato le sue esperienze.
Prese il videofonino, e scrisse un SMS: “Mamma, stasera non torno. Ci vediamo domani”. Invio il messaggio, ripose il telefono, e si diresse verso il ristorante. Si era fatto tardi, e tutta quell’emozione le aveva messo un certo appetito.
Ordinò una frittura mista, alla faccia della dieta: era troppo felice per pensare al rimanere in linea. Intanto, tra una forchettata e l’altra, prese il videotelefono, e cominciò a scrivere un SMS all’amica Jenny: “Jenny mi sa che ho fatto colpo! E’ un bonazzo da paura. Appena ci vediamo ti racconto. TVB”
Arrivò presto la sera. La spiaggia era illuminata di mille colori e sensazioni, di un vento fresco e leggero.
Erano già le nove, ma di lui nemmeno l’ombra. Poi, eccolo: alto, abbronzato, moro, con due occhi in cui perdersi, innamorata.
“Eccoti! Ti stavo aspettando. Dai, andiamo a cenare?”
Il ristorante era pieno di persone: il tempo di ordinare una pizza e il DJ fa iniziare le danze. Poi, ad un tratto, un lento, “Unchained Melody”.
Sentiva battere il cuore più forte, sentiva che doveva fare qualcosa: non poteva rimanere stretta a lui senza sentire il bisogno di baciarlo. Lo strinse a se, lo guardò negli occhi, e lo baciò. Le loro labbra si sfioravano nel buio, illuminate dai riflessi. Sentiva il battito del suo cuore su di se. Era suo.
Ad un tratto, l’impeto della passione: lui che la stringe forte a se e comincia a baciarla più forte, e ancora, e ancora.
Uno sguardo, solo uno sguardo per renderli complici, e per sussurrare “ti amo”.
La notte passò veloce: il buio stava ormai per diventare alba, e lui doveva già andare via.
Non voleva pensarci, non voleva crederci, ma in poche ore era riuscita ad innamorarsi. Questa volta era diverso: tutto il suo tempo racchiuso in poche ore, per sognare, per sentire il suo cuore.
Non ci pensò due volte e disse: “voglio accompagnarti alla stazione”.
Prese le sue valigie dalla cabina, e partirono, verso l’alba, diretti alla stazione che distava pochi chilometri dalla spiaggia. Troppo pochi per quel che avrebbero voluto dirsi.
Arrivati sul ciglio dei binari, una lacrima cadeva piano dal viso di Marinella. Lui la strinse a se e disse: “non piangere amore mio. Ritornerò. Non posso dimenticarti. In poche ore mi hai dato la gioia che non ho provato in tutta la mia vita”.
Il treno si vedeva già all’orizzonte, e un vento freddo s’alzava tutto intorno.
Prese un fazzolettino, la sua matita per gli occhi e vi scrisse sopra: “315 4903011. Il tuo amore.”
Chiuse il fazzoletto e lo mise nelle sue mani.
Il treno era lì: lui salì le scale, e piano scomparve all’orizzonte, lasciandola in lacrime sul ciglio dei binari.
E mentre il treno scoloriva all’orizzonte, rimase sola. Nel vento di agosto.