Lo sentiva.
Sentiva su di se che quel giorno, per lei, sarebbe stato speciale:
“è una sensazione che senti a pelle”, diceva.
Anche quel giorno Marinella, impiegata ventitreenne, capelli ricci,
alta e formosa, prese in mano le chiavi della sua cara Opel per correre
di corsa verso il mare, verso il litorale baciato dall’ultimo
sole d’agosto, ma ancora utile per divertirsi, e forse per trovare
quell’amore che nella sua vita non era mai esistito.
Con l’amore non aveva mai avuto un buon rapporto: tante storie,
tante infatuazioni, sempre finite per colpe non sue. Ormai aveva imparato
a convivere con la sua sfortuna, che sembrava perseguitarla.
Ma lei non ci pensò più di tanto: chiuse lo sportello,
mise la cintura, girò le chiavi e partì, mordendo l’asfalto
arroventato dal primo sole del mattino.
A guardarla non sembrava una ragazza triste, eppure aveva dietro se
una storia che di allegro aveva ben poco: la vita le aveva riservato
tanta tristezza e mille batticuori, che regolarmente finivano in un
pianto di disperazione, o forse nella rabbia di chi non vuol più
vivere storie impossibili.
Lungo l’autostrada, i suoi capelli al vento le davano un aria
quasi di serenità, che non provava ormai da tempo: “sarà
l’estate”, pensava.
Eccola la spiaggia: all’orizzonte il sole cominciava a baciare
il litorale già pieno di folla, e l’odore del sale si
spandeva tutto intorno.
Individuato il posteggio, chiuse lo sportello, aprì il bagagliaio
e prese il borsone, con un telo azzurro che, timido, appariva dal
dentro.
Ecco il mare: ecco la sua allegria, il suo senso di pace, e in fondo
la sua tristezza che spesso tornava a farle compagnia rivedendosi
lì, da sola sul bagnasciuga, senza nessuno a cui stringere
la mano, senza un uomo a cui sussurrare “ti amo”, a cui
donare un sorriso.
Ad un tratto, quella strana sensazione che tornava nella sua mente:
qualcosa di strano, un pensiero che batteva forte in testa. Pensava
ancora che quel giorno, per lei, sarebbe stato speciale.
“Che stupida”, pensava. Lasciò andare i capelli,
che il sole aveva reso lisci e lucenti, e tornò a sedersi sotto
l’ombrellone.
Aveva gli occhi bassi sul suo videofonino, sperando che arrivasse
una chiamata a spezzare quella nota triste che si era creata, ma ad
un tratto, alzando gli occhi, sentì battere forte il cuore
dentro di sé.
Solo il tempo di uno sguardo per innamorarsi: Giuliano passava di
là per puro caso, ed incrociando il suo volto gli sembrava
di specchiarsi in un sogno, in un attimo che era lungo come un eternità.
Era il colmo per lei: innamorarsi, il tempo di uno sguardo, ed era
capitato proprio a lei che non credeva ai “colpi di fulmine”.
Si alzò di corsa e andò verso il bar, ad ordinare una
Coca Cola fresca. Stava per pagare quando da dietro le sue spalle
sentì una voce esclamare “lascia, pago io”.
Non voleva crederci: era ancora lui. Sentiva il suo odore su di se,
e la sua voce suadente sembrava un brivido di passione.
“Posso offrirtela io?”, esclamò Giuliano con aria
timida, ma nel contempo sicura.
Presa dall’emozione, Marinella abbassò gli occhi, si
alzò dalla sedia e disse: “grazie, sei molto gentile.
Io mi chiamo Marinella. Tu?”, “io sono Giuliano. Sono
qui in vacanza con degli amici, ma purtroppo domani riparto. Sai,
l’Università ti stressa, e dopo un anno vengo a fare
le vacanze qui, anche se non sono di questa città. Vivo a Londra,
ma molto spesso mi piace venire qui. Mi ricorda i luoghi della mia
infanzia. Quando decisi di studiare all’estero presi le mie
poche cose e me ne andai, lasciandomi alle spalle tutti i progetti
che avevo fatto fino a quel momento. Scusa, ma forse ti sto annoiando?”
Marinella non perse tempo, e rispose: “No, figurati! E’
molto interessante la tua storia. Stasera ci sarai alla festa che
danno qui sulla spiaggia? Possiamo mangiare qualcosa insieme, se ti
và”. “Si, ci sto! Ci vediamo stasera!”
Non ci credeva: si sentiva già al settimo cielo, innamorata,
ma ormai aveva imparato a frenare l’entusiasmo e rimanere con
i “piedi per terra”, come le avevano insegnato le sue
esperienze.
Prese il videofonino, e scrisse un SMS: “Mamma, stasera non
torno. Ci vediamo domani”. Invio il messaggio, ripose il telefono,
e si diresse verso il ristorante. Si era fatto tardi, e tutta quell’emozione
le aveva messo un certo appetito.
Ordinò una frittura mista, alla faccia della dieta: era troppo
felice per pensare al rimanere in linea. Intanto, tra una forchettata
e l’altra, prese il videotelefono, e cominciò a scrivere
un SMS all’amica Jenny: “Jenny mi sa che ho fatto colpo!
E’ un bonazzo da paura. Appena ci vediamo ti racconto. TVB”
Arrivò presto la sera. La spiaggia era illuminata di mille
colori e sensazioni, di un vento fresco e leggero.
Erano già le nove, ma di lui nemmeno l’ombra. Poi, eccolo:
alto, abbronzato, moro, con due occhi in cui perdersi, innamorata.
“Eccoti! Ti stavo aspettando. Dai, andiamo a cenare?”
Il ristorante era pieno di persone: il tempo di ordinare una pizza
e il DJ fa iniziare le danze. Poi, ad un tratto, un lento, “Unchained
Melody”.
Sentiva battere il cuore più forte, sentiva che doveva fare
qualcosa: non poteva rimanere stretta a lui senza sentire il bisogno
di baciarlo. Lo strinse a se, lo guardò negli occhi, e lo baciò.
Le loro labbra si sfioravano nel buio, illuminate dai riflessi. Sentiva
il battito del suo cuore su di se. Era suo.
Ad un tratto, l’impeto della passione: lui che la stringe forte
a se e comincia a baciarla più forte, e ancora, e ancora.
Uno sguardo, solo uno sguardo per renderli complici, e per sussurrare
“ti amo”.
La notte passò veloce: il buio stava ormai per diventare alba,
e lui doveva già andare via.
Non voleva pensarci, non voleva crederci, ma in poche ore era riuscita
ad innamorarsi. Questa volta era diverso: tutto il suo tempo racchiuso
in poche ore, per sognare, per sentire il suo cuore.
Non ci pensò due volte e disse: “voglio accompagnarti
alla stazione”.
Prese le sue valigie dalla cabina, e partirono, verso l’alba,
diretti alla stazione che distava pochi chilometri dalla spiaggia.
Troppo pochi per quel che avrebbero voluto dirsi.
Arrivati sul ciglio dei binari, una lacrima cadeva piano dal viso
di Marinella. Lui la strinse a se e disse: “non piangere amore
mio. Ritornerò. Non posso dimenticarti. In poche ore mi hai
dato la gioia che non ho provato in tutta la mia vita”.
Il treno si vedeva già all’orizzonte, e un vento freddo
s’alzava tutto intorno.
Prese un fazzolettino, la sua matita per gli occhi e vi scrisse sopra:
“315 4903011. Il tuo amore.”
Chiuse il fazzoletto e lo mise nelle sue mani.
Il treno era lì: lui salì le scale, e piano scomparve
all’orizzonte, lasciandola in lacrime sul ciglio dei binari.
E mentre il treno scoloriva all’orizzonte, rimase sola. Nel
vento di agosto. |