Cari amici, ma vi ricordate
il bar di Gennaro?
Pochi tavolini semi assolati nella piazza centrale di un paesino della
ridente costa amalfitana. Bar Grande Italia! Nome alquanto pretenzioso
per un bar piccolo e semplice, come era il suo titolare: Gennaro.
Un uomo esile, tranquillo, timido e molto metodico. Alle 7 di ogni
mattina, cascasse il mondo, alzava le serrande del suo bar e con flemma
apriva gli ombrelloni e liberava sedie e tavolini (ormai al trentesimo
anno di vita) dalle catene antifurto (anch'esse molto datate).
Mi piaceva frequentare quel bar, specialmente la domenica mattina,
quando non avevo alcun impegno. Mi sentivo completamente a mio agio.
Sapevo che avrei trovato il solito giornale al solito posto e che
mon avrei dovuto sforzarmi di fare ordinazioni. Gennaro conosceva
ciò che ogni cliente abituale desiderava.
Alle 8, o giù di lì, arrivava Lucia, sua moglie. Donna
assai paziente. Lei era più moderna e quindi più propensa
a stare al "passo coi tempi". Ma questa dote era purtroppo
resa vana dalla disarmante monotonia con cui Gennaro scandiva le giornate.
Billy, il loro adorato meticcio biondo, li osservava dall'esterno,
come un cane da guardia. Stava sempre lì, sdraiato all'ombra
di un grande albero di limoni; e con la stessa pazienza del suo padrone,
attendeva l'ora del pasto, l'ora dei bisogni e l'ora della chiusura
del bar.
Gennaro era soddisfatto così. Non chiedeva nulla e nulla si
attendeva dalla vita, anzi, ogni cambiamento lo terrorizzava. Mai
una volta che avesse rinnovato il suo bar, sempre lo stesso da trent'anni:
bancone in formica rossa contornata da una striscia di alluminio.
Lucia, che aveva più spirito di iniziativa, spesso lo invitava
a ristrutturare o almeno abbellire il locale, ma Gennaro aveva sempre
odiato intraprendere nuove strade, anche quelle che portavano a un
nuovo gusto di caramelle. Come se le novità gli scombussolassero
i suoi punti di riferimento, la sua tranquillità.
Ricordo ancora nitidamente quel giorno in cui venne il sindaco. Non
perché non venisse mai, ma perché doveva comunicare
una triste notizia. Era un giorno afoso ed eravamo tutti molto stanchi
e accaldati, tranne lui, Gennaro, che non perdeva mai il ritmo dei
suoi movimenti tra bottiglie e macchina del caffè, neanche
con 40 gradi all'ombra! Ma dopo la notizia del primo cittadino, il
clima diventò funereo e i movimenti di Gennaro, per la prima
volta da quando lo conoscevo, subirono un preoccupante rallentamento.
Avendo una certa confidenza, mi avvicinai al bancone senza esitazione
e chiesi delucidazioni sulla triste notizia con l'intento di confortarlo.
"Oh maronna mia. Ch'taggia ricere? A' modernità, è
arrivata a' modernità. E je aggia mettere chelli strane machinette
pe jucà o' lotto! E' fernuta a' tranquillità"
In effetti, la notizia era tra le più tremende per un uomo
come Gennaro, che rimase sconvolto e trascorse molte notti insonni.
La scelta del suo locale per la ricevitoria del paese era inderogabile
e obbligava così il povero Gennaro a calpestare i suoi principi
fondati sulle storiche consuetudini. Oltretutto doveva anche imparare
a far funzionare quella stramaledetta, misteriosa e incomprensibile
macchina tutta elettronica. Finalmente quel giorno tanto odiato arrivò.
Dopo un corso di appena due ore, Gennaro si era ormai impadronito
di quegli strani meccanismi che facevano funzionare la strana macchina.
All'improvviso il suo volto assunse un nuovo aspetto; come quello
di un bambino che impara un nuovo gioco e riesce a farlo funzionare.
Anche nel bar c'era un altro clima, e questo non dispiaceva affatto
a Gennaro. Lucia, poi, era in grazia di dio. C'era più gente.
Alcune persone entravano per consumare, ma poi, incuriosite o per
scaramanzia, giocavano qualche numero. Altre, al contrario, entravano
decise per giocare e poi, con l'occasione, prendevano un caffè.
Non solo Gennaro era diventato abilissimo nel nuovo impegno lavorativo,
ma si stava sempre più specializzando nella cabala e addirittura
era il fidato e affidabile consulente dei clienti più fedeli.
Lui stesso si divertiva a giocare insieme a Lucia. Ora Gennaro cominciava
a pensare che, non sempre, ma qualche volta le novità possono
anche portare qualcosa di buono ed era contento. Si, contento, ma
pur sempre ancora molto metodico!
Un giorno lui e Lucia, per celebrare l'anniversario dell'installazione
di quella maledetta/benedetta macchinetta, giocarono ben 4 numeri
per ricordare la data di inaugurazione: 12 maggio 2006 sulla ruota
di Napoli.
E la sera, come al solito, accese la TV, attendendo con impazienza
la pesca di quelle affascinanti palline. Ecco. Inizia.
Estrazioni del lotto: Napoli 12 5 20 6 87.
"Oh maronna mia" ebbe la forza di esclamare, mentre pallido
scivolava seduto a terra con gli occhi persi nel vuoto. Comportamento
alquanto anomalo e fuori dai suoi stereotipi, ma era giustificato
dalla vincita. Una quaterna voleva dire tanti soldi che neanche poteva
immaginare. In vita sua non aveva mai avuto così tanta adrenalina
che gli scorreva nelle vene. Era bellissimo sentire ciò che
sentiva e avrebbe voluto tornare indietro negli anni per affrontare
qualche rischio pur di vivere con un briciolo di emozioni in più,
ma ora erano troppe e lo travolsero.
Lucia, sentendo il marito ansimare, accorse subito e, rendendosi conto
di ciò che stava accadendo, si accasciò a terra anche
lei, contribuendo a un coro ansimante. Arrivò pure Billy, che
non capiva molto, però cominciò ad abbaiare e scodinzolare,
leccando le guance di quei volti felicemente emaciati.
I due sposi non avevano mai avuto sogni nel cassetto, non potevano
immaginare una vita diversa, perché era il bar la loro vita.
Passarono giorni e giorni a parlare e pensare a probabili sogni, e
solo dopo tanto pensare trovarono d'amore e d'accordo la soluzione
per i loro investimenti: migliorare la vita non abbandonando il lavoro.
Mi manca molto quel bar rassicurante e amichevole. Mi mancano i gesti
di Gennaro e i cappuccini di Lucia. Mi mancano gli sguardi di Billy
e mi manca anche il flipper anni '60. Ora in piazza hanno aperto una
di quelle enoteche che non si chiamano più enoteche ma wine
bar, dove puoi consumare un brunch o l'happy hours o un long drink
e non so che altro. Gente incravattata, gelatinata e lampadata, che
ti saluta a malapena e sempre di fretta perché "il tempo
è denaro". Si, mi manca il bar alla vecchia maniera, quello
di formica rossa. Ecco perché dopo due anni che non li vedevo,
ho deciso di prendere ferie e venirli a trovare.
Non ci crederete. Un posto da favola. Un locale magnifico in un grande
bungalow, esotico e allegro, come allegri ora sono Gennaro, Lucia
e pure Billy, che pare abbia trovato una cagnolina. Quei due, poi,
lavorano a ritmo di musica e riempiono le pause a sbaciucchiarsi.
Appena mi hanno visto, non potete immaginare l'accoglienza. Sono davvero
formidabili. Mi hanno offerto da bere. La loro specialità:
"l'Amalfi". Lo sto sorseggiando proprio ora, mentre vi scrivo,
su un amaca a bordo piscina. Dopo una bella nuotata è bello
asciugarsi sotto il sole di Santo Domingo. |