| Confini
Devo aver guardato tremila volte la strada per vedere i confini
che dovrò fare.
Son confini nuovi per me, li guardo e riguardo e mi percorro in
mente la strada. Guardo le isoipse nella carta fisica, cerco di
visualizzarli. Taglierò il Carso e poi giù, giù
tagliando l'Istria. Come sarà la strada invallata fra la
catena del Cicarija e il Gorski Kotar? Opatija mi si presenterà
d'un sol colpo o la vedrò da lontano, mentre scendo? Vedrò
dall'alto la Rijecki zaljev e le sue isole in lontananza?
I confini mi hanno sempre messo addosso una certa emozione, in
particolare quelli stradali. Non c'è paragone: un aeroporto
e una formalità rapida ad uno sportello non è un confine.
I veri confini sono fatti di strade in salita, camion turchi dalle
combustioni mefitiche, mille targhe, ufficiali con le divise diverse,
saluti che impari a ricambiare.
Ho un'emozione particolare in quei 100, 200 metri che separano
il confine di uno stato e l'altro.
La striscia di terra franca, m'ha sempre messo addosso un'emozione
di sospensione: una sorta di Terra di Mezzo, uno star fra coloro
che son fra i Mondi: il sapore, e il senso di sospensione della
mezzanotte, del tramonto, dell'alba.
E la stessa emozione mi danno tutte le Terre di Mezzo: il bagnasciuga
del mare, dove ti senti sospeso fra gli elementi acqua e terra,
le cime dei monti, fra terra e cielo.
Ma questi confini nuovi, strani, non sembrano affatto confini.
Non v'è l'emozione del confine Francese, del confine Austriaco:
quelli erano confini conquistati, a fatica, con giochi di marce:
seconda, terza, seconda.
Confini di montagna, nei quali scendere, prendere il maglione per
non rimaner impietriti per la differenza di temperatura. Confini
varcati nei secoli da armate e popoli, violati da invasori, sconfinati
da conquistatori.
Questi non hanno il sapore del confine storico, sono stati disegnati
con matita e righello, sono stati tirati su in due notti con edilizia
lamierata, già precaria e dal gusto di vetustà, la
settimana dopo.
Niente steli votive, niente pietre miliari.
Ma io ci cerco sempre il sapore della porta, dello “ianus”,
vedo i diversi custodi dalle diverse divise come dei veri “Ianitor”,
portatori di bastone e chiave, Giano bifronte, la coppia divina
Janus-Jana, devono per forza essere lì ed io mi sento addosso
la stessa emozione che proverei ad entrare in un Tempio. Quelle
baracche blu, scrostate dal sole, i simboli blu a stelline circolari,
le bande bianche, rosse e blu – prima - e gli scacchi rossi
e bianchi – dopo – prendono ogni volta un sapore di
vessilli, sigilli, messi lì a monito per gli accoliti che
vi ci si approcciano, e lo devono far con rispetto, con la deferenza
che ogni Porta si aspetta. La Terra Franca, la Terra di mezzo, la
terza faccia invisibile sulla quale ruota Giano, prende il gusto
dell'asse del Mondo.
Fra poco varcherò una Porta del tutto sconosciuta, mai fatta,
vedrò paesaggi che ricordo appena appena perché visti
da piccola ma che avevano altri vessilli al vento, allora, con una
bella stella rossa contornata di giallo e si chiamavano Socijaliscka
Federativna Republika Jugoslavija.
Giano conduttore da uno stato all'altro: un'iniziazione. Si chiameranno
“stati” per qualcosa, suppongo.
Sono preoccupantemente animista, lo riconosco, so che vivrò
la mezz'ora di traghetto come fossi nell'Antro di Itaca guardando
a Nord Borea (e del resto non potrebbe essere altrimenti) e a Sud
Noto: la discesa degli uomini, il cammino degli immortali.
Sentirsi Omero su un traghetto, credo riesca a pochi malati mentali.
Spero che Zeus comunque non ci mandi il patriarca della pioggia
nell'isola. Zeus “Ecco perché ti supplichiamo, beato,
di mandare, contento delle offerte, piogge nutrici di frutti sulla
madre terra” [Inno orfico a Noto] ... ma non troppa nelle
vicinanze del Losinjski Kanal, per favore, a meno che non ve ne
sia davvero bisogno.
Piuttosto, ce ne sarebbe bisogno ora, qui.
Borea
Scuotendo con soffi invernali la caligine spessa del cosmo,
Borea glaciale, vieni dalla Tracia nevosa
e sciogli l'immobilità tutta nuvole della caligine dalle
umide vie
alimentando con molli fluidità l'acqua generata dalla pioggia,
facendo tutto sereno, rendendo d'aspetto fiorente l'etere
come raggi di sole splendono sulla terra.
Da Inni Orfici
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