Al primo anno di legge giesùcristo
si sentiva ancora tainted love e
cornflake girl. intuiva vagamente che qualcosa gli sfuggiva. di tori
amos
amava il nome e i capelli rossi, dei soft cell i battimani artificiali.
il
mio cuore, pensava giesùcristo, è un organo sottosviluppato,
fatto di carta.
nessuna passione può veramente travolgermi, nessun dolore.
se pure mi
trovassi una ragazza, non proverei per lei che una generica compassione.
ma il resto del mondo non la pensava così, perchè il
resto del mondo non è
malato di onniscienza. sicchè, qualche femmina pure gli si
accostava, per il
mistero e la mansuetudine che spiravano dalla sua figura. la più
accanita,
la meno sveglia, era una matricola di scienze della comunicazione.
costei
parlava solo dei propri processi mentali, il che sfiniva qualsiasi
maschio
tranne l'agnello. quando non faceva troppo caldo passeggiavano tra
le aule e
la biblioteca discorrendo di michelangelo.
ossia, giesùcristo discorreva e lei lo interrompeva.
in quella giunse una brutta notizia: il nonno di cristo, il padre
di pepeppe
per intenderci, stava tirando le cuoia. sei mesi prima aveva avuto
un'ischemia non diagnosticata, poi un aneurisma. infine venne l'ictus,
o ix,
come disse il custode della camera bianca, e adesso stava pareggiando
il
conto col suo fattore.
disse cristo mentre lilia lo accompagnava all'ospedale:
"nonno ha sgranato tutto il rosario della morte ematica, ma è
un tipo
allegro, duro più della terra. il problema è che ha
perso la memoria, per
cui una sera, armeggiando follemente sotto il lavello, ha scambiato
per
acqua una bottiglia di varrichina, e se l'è bevuta".
disse lilia:
"la mia vita, in questo momento, è..."
disse cristo:
"nonno non se n'è accorto nemmeno, ma nonna si. gli ha
visto le labbra
bruciate. povero nonno. l'hanno portato in ospedale per ricostruirgli
l'esofago, ma a tutto c'è un limite"
disse lilia:
"quando penso a tutto il tempo che ho perduto..."
il corridoio per la camera mortuaria era ingombro di fiori. cristo
notò che
le varie corone avevano un fondo di cartone, per reggere gli steli.
di
cartone o spugna verde. per la prima volta sembrò realizzare
che la presenza
di lilia era un errore. lei, dal canto suo, la vita e la morte degli
altri
la lasciavano indifferente.
nella stanza bianca c'erano più salme, ognuna sul suo tavolaccio.
nude sotto
il lenzuolo, attendevano pazienti la mano del necrofòro, e
in subordine la
resurrezione della carne.
disse cristo:
"che cosa indegna"
più tardi sarebbero arrivati i genitori, i parenti. per adesso
giesùcristo
era solo tra il suo gregge. stese una mano e disse:
"nonno, come stai?"
il vecchio aprì gli occhi, aprì la bocca bruciata. disse:
"carmè, dove stanno le mutande?"
"nonno", disse cristo, "sono io, il salvatore"
"ah! e adesso arrivi?"
"stavo conoscendo questa ragazza", disse cristo indicando
l'autoassorta
lilia.
"bravo, figli maschi!", disse il cadavere del nonno.
"nonno, mi sa che non ti rendi conto"
"chiamami a mio figlio!", sbraitò il vecchio.
"viene, sta venendo. ma tu non lo vedrai"
"peppe!", disse il vecchio. "mi hanno detto che fai
lo scemo con una
ragazzina..."
"nonno... papà... questo è successo vent'anni fa"
"tu devi mettere la testa a posto", disse tristemente il
vecchio.
"si, papà", disse cristo.
il vecchio guardò lilia. "proprio una ragazzina. dalle
la mano"
cristo non l'aveva mai toccata. gli sembrò crudele disobbedire.
"ecco", disse il vecchio. chiuse gli occhi. "quando
io e tua mamma eravamo
ragazzi..."
il resto della frase giesùcristo non la sentì. lilia
taceva, una volta
tanto, e lui nella sua mano sentiva qualcosa. per quanto sia chiusa
la tua
mente, pensò cristo, nella tua carne c'è gentilezza
sufficiente. in ogni
carne, tranne la mia.
sentì dei rumori: era tempo di tornare nel tempo. disserrando
le dita provò
un dolore unico e nuovo; con la maledetta onniscienza, seppe che il
calvario
ne sarebbe stato un pallido riflesso.
"questo è il punto più alto della vita", disse
accompagnando la testa del
nonno sul tavolo di ferro. "tu mi hai reso sensibile ai colpi:
la mia
gratitudine è infinita"
"mah!", disse il vecchio e tacque in eterno. |