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Vento.nuovo http://fioridalcemento.splinder.com

Dotazione Iniziale
Presso il laghetto artificiale “La rana spagnola” di Saigon giaceva immobile l'impiegato F. Le solite stanghette nere tagliavano il suo profilo, pallido comunque, sebbene sotto il sole dell'estremo oriente. Rifletteva,mentre la malaria saliva alle sue tempie, facendole ingrossare violacee. La gamba gli doleva come al solito. Chissà cosa avrebbe detto Mary Lou, una prostitua mezzo francese di Hanoi che F. aveva quasi trovato più interessante del suo impieguccio, vedendolo così. Rifletteva,dicevo. Cosa ci faceva lì con una tessera di mah jong in una mano e un palmo tagliuzzato con un paio di ideogrammi insanguinati? Dopo un po' alzo la schiena facendo leva sugli avambracci. Aveva sete. Al suo fianco destro trovò una bottiglia di bacardi. Non proprio l'ideale per un assetato, ma meglio di niente. Diede un paio di generose sorsate. Il resto del contenuto della bottiglia lo buttò sulla mano ferita per disinfettare e riuscire a scorgere meglio i caratteri. Lao. - Quel vecchio bastardo! - disse. E se lo raffigurò mentre ordinava alla sua congrega di eunuchi esperti in ogni arte marziale di pestarlo bene per ricordargli di pagare i debiti al mah jong. -Fate in modo che sappia...- avrà detto, pensò F. – e quelli m’hanno tagliuzzato il palmo!- -Quel fottuto ciccione dal labbro pendulo! Pure il bacardi dal suo fottuto gay club per sfottermi!- Era l'ultimo posto dove aveva giocato la notte prima che qualcosa facesse durare il buio più di quanto Dio avesse mai previsto a quelle latitudini. Si alzò e si massaggiò lungamente la cute indolenzita della nuca. Si spazzò la giacca sommariamente e si voltò in direzione della città. Intorno a lui rifiuti ovunque. Suo zio Li Long avrebbe detto che quello era il suo posto. Quell'ex guerrigliero l'aveva tirato a sedie rotte sulla schiena per fare di lui un bravo uomo in quella terra lontana. Suo padre non lo aveva mai visto. Sua madre prima di morire lì a Saigon, gli aveva detto che appena sposati gestivano entrambi una rosticceria a Rhino. Lei era torna lì a Saigon quando lui era morto per le troppe sigarette. Sposarsi con un americano non era stata una mossa troppo furba. Il piccolo finì con l'unico dei parenti che avesse mantenuto le relazioni con la madre.
Pensando così, si avvicino alla periferia sud della metropoli. Gli si stava gonfiando il labbro. Prese la metropolitana e vinse la sensazione che tutti lo stessero osservando sopra la bocca ,dove la protuberanza tumescente si andava colorando. Anche perché non era vero. Nessuno ti guarda veramente in metro. Arrivato a casa, 32 mq. col pavimento di stuoie sopra il mercato del pesce, si preparò un po' di tempura soba. Mentre il brodo e i gamberetti bollivano, F. andò a pisciare nel cesso in fondo al corridorio del III piano del condominio "Airone rosso" dove viveva e si fece la doccia. Indossati dei pantaloncini di una vecchia tuta tagliati sopra al ginocchio,si sbrigò a disinfettare nuovamente la ferita. Finì la cottura e si sedette a mangiare.Si distese poi, non lontano dall' unico basso tavolo dell'unica stanza in cui viveva. Pensava a come trovare i denari per pagare Lao, prima di perdere un arto. Fuori il mercato, che taceva solo dalle 2 alle 4 del mattino,vomitava le sue urla e i suoi odori.
F.si infilò il visore e accese il computer. Cominciò a viaggiare in rete. Mise un po' di musica. Al ritmo parossistico del brano fece prima una capatina nel suo conto telematico .Gli rimaneva meno di quello che serviva a pagare l'affitto .Ce l'avrebbe fatta se non avesse mangiato una settimana. Pensò ai suoi debiti di gioco.- Maledetto mah jong! - si disse. Il piccolo impiegato di terza classe, di notte aveva il vizio del gioco. Il suo lavoro se lo teneva stretto stretto. Computer, rete, servizi, fumo negli occhi della gente, istantaneità, clic, clic, clic...poi le pedine. Il problema era non perdere nessuna parte del corpo. Da giovane era stato un buon pirata informatico. Fotteva protezioni triple, ice grossi così e vendeva agli amici il frutto dei suoi furtarelli telematici: giochi e qualche card di credito di poco valore. Perché non provare a raschiarli un po' qui e un po' lì quello che serviva a rimanere tutto intero?
Lavorò fino a tardi, perché quando staccò il visore fuori c'era silenzio. Prese un paio di pillole per calmarsi. Si rotolò sul fianco fino al letto. Prese sonno quasi subito .
La mattina, prima del lavoro, andò direttamente alla infobank, dove con una rapida scansione retinica gli fu sganciata una card da 750.000 crediti. - 300.000 mila per pagare Lao - pensò - gli altri soldi per giocare stanotte col dottor P. al nodo informatico di Helsinki. - Il dottor P. era un riccone con cui giocava a in rete. Si erano trovati in una delle bische telematiche e ad entrambi piaceva giocare sul nodo europeo, con la sua ambientazione di medioevo giapponese , col tavolino di giada tra il pesco e la cascatella col ciocco di bambù. L'altra cosa importante era che P. giocava forte almeno quanto F., ma di solito perdeva.
Al lavoro F. rimase tranquillo e staccò 10 minuti prima passando sotto il naso del capufficio. Andò al "Gayhouse Rodeo" con le sua insegna del ragazzone fluò che lanciava il laccio ad intermittenza verso il basso, circondando l'entrata di un fascio di luce. F. per scaramanzia attese che la luce fosse spenta per entrare. Giusto per scaramanzia. Parlò con un leccapiedi di Lao che attivò un portatile su cui F. digitò il codice dell'accredito. Seguito dallo sguardo di alcuni avventori uscì rapido. Agguantò i coglioni e sospirò. Si diresse verso casa e si sbattè subito il visore sulla faccia. Nodo di Helsinki. La finestra che gli si parava nel vuoto davanti era diversa dal solito. Non tanto per la sostanza, ma per la luce. I petali del pesco erano scintillanti e l'acqua del laghetto perfino bluastra. Il dottor P. apparve da dietro le sue spalle con uno stupendo kimono verde e i capelli raccolti a chignon con due lunghi aghi a tenerlo fermo. Stavolta aveva le sembianze di un anguilla. Mandava delle piccole scariche elettriche dagli occhi. Di solito sceglieva animali marini. F. per non sfigurare scelse dal suo catalogo virtuale un kimono nero aderente che lo fasciava sin sopra la nuca e l'aspetto di un cobra reale. Era suo tipico segno scegliere sepenti. Si salutarono e cominciarono la sfida.
Strano osservare come dopo tutte quelle ore il pesco fosse ugualmente fiorito. F.aveva vinto di nuovo e P. taceva. Schioccando la lingua P. fece apparire del saké e i due ne bevvero; il dottor P. poi parlò."La tigre domina la montagna, mentre l'airone domina il cielo" disse. "Hai mai preso in considerazione , piccolo uomo, delle vere libertà?"
Il piccolo F. si domandò cosa volesse dire questa frase…a lui la filosofia non aveva mai interessato veramente poiché l’unica cosa su cui si sentiva di ragionare era il suo conto in banca. La sua libertà terminava dove finivano i suoi soldi, tutto qui. Per nulla sconvolto bevve il suo saké virtuale rumoreggiando il più possibile con la lingua biforcuta e poi rispose : - Solo finanziarie - Il dott. P mosse le sue branchie affannosamente , allungo’ la mano destra sotto il tavolo da gioco e tirò fuori un piccola tartaruga sbigottita dal trovarsi per aria. Sbatte gli occhiuzzi un paio di volte e parlò: -Io sono l’unità divina n.568423/ff e sono preposto alla sua coscienza dal 21.11.2005 , quando le alte sfere ritennero che l’unità n.4957/gh non fosse sufficiente ad illuminarla a dovere, onde evitarle sporchi incidenti: in quella data lei , dopo una generosa bevuta in quel di Rio tentava di picchiare tale Hermano Zosa , della di cui moglie si era invaghito. Si ricorda di come quel tizio la pestò? Abbiamo dovuto faticare molto per evitarle problemi: il Capo ha dovuto ungere bene il Nemico per darle un'altra possibilità…- F. annuì, nascondendo la sorpresa. Il dott.P, o meglio l’unità divina n.568423/ff, riprese: -Non è arrivata la sua ultima ora…tranquillo.Visto che anch’io sono però risultato insufficiente come guardiano lassù hanno deciso di darle un aiuto in più, ma potremo dire pure un ultima chance. La vede questa tartarughina? E’ la sua vita. Hanno deciso di affidargliela per un po’perché sono stufi di correrle sempre dietro. E’ una sorta di salvacondotto…finché non le accade nulla, lei sarà immune dai numerosi interventi del Nemico. Sebbene non dalle tentazioni. La tenga, verremo a riprenderla. Può farci quello che vuole, ma se muore.....siamo intesi?- Più sorpreso che credulo, F. ridacchiò: - Dunque posso fare quello che voglio, tranne uccidere quell’animale virtuale, senza paura di alcunché? -
Fece cenno di sì con la testa e scomparve subito. La rappresentazione del nodo esplose in minutissimi cristalli e F. fu di nuovo solo nel suo appartamento. Penso a tutti i tipi strani che aveva incontrato e a tutte le cose folli, droghe comprese, di cui era stato vittima. Questo dott. P, per quanto improbabile, era molto serio nell’enormità della sua follia. Si risolse a tornare sul nodo informatico. Trovò il giardinetto e la tartaruga. Se ne stava felice a brucare dell’erba, poco lontano dal tavolo da gioco.

II

Servirono alcuni mesi prima che adottasse una condotta. Tornò nei primi tempi a riflettere presso il giardino, contemplando la tartaruga, invariabilmente pacifica. Quella storia strana lo faceva oscillare tra due orientamenti: avrebbe potuto continuare come prima, convincendosi che quella fosse una colossale burla oppure convertirsi e credere all’Amore divino, cercando di non sprecare quell’occasione di libertà pressoché assoluta. Sperimentò varie volte questa nuova possibilità. Incendiò il locale di Lao con un mozzicone di sigaretta, pressoché davanti alle sue guardie del corpo, ma nessuno se ne accorse. Ogni tanto rubò denaro dal conto dell’ufficio. Non seppe mai spiegarsi se le cose erano semplicemente andate bene o se la tartaruga funzionava. Ebbe dei calcoli al fegato, ma tutto si risolse in poco tempo, senza grossi fastidi. Dal dentista, mai nessuna carie, lui che per anni aveva fatto collezione di otturazioni.
Alla fine, si convinse che verità o fandonia, le cose non cambiavano molto. Aveva sempre creduto al caso. Era un caso la vita sulla terra, così come la dotazione iniziale di un uomo: la sua ricchezza, il luogo di nascita, la ricchezza dei genitori, il patrimonio genetico. In un universo predeterminato, l’unica cosa da temere erano le leggi della fisica, casuali anche quelle, ma prevedibili. Non potevi sapere se avresti incoccato un camion questo o quel giorno, ma di sicuro la pressione che avrebbe esercitato quell’enorme massa su di te, ti avrebbe ucciso. Fare esperimenti in questo senso non avrebbe avuto senso, perché era convinto che per dotazione iniziale gli mancasse il fegato. Potevi impiantarti un coltello nel palmo della mano e non saresti morto. Questo non avrebbe provato l’esistenza di Dio e nemmeno il suo Amore od il suo Divino disinteresse. Era un dato oggettivo. Spingere la lama sino al cuore, quella sì sarebbe stata una prova definitiva, ma valeva la pena di risolvere il dubbio? Si rispose di no e continuò a comportarsi esattamente nella stessa maniera di prima, forse più saggiamente, essendosi rafforzata la sua credenza nelle leggi della fisica. Non beveva più tanto, fumava meno e cercava di contenere le spese, perché si convinse che era proprio vera la verità matematica delle differenza tra A e B. Se A>B, il risultato della sottrazione è per forza maggiore di 0. Se A è tutto quello che ti fa vivere e B quello che ti uccide, è presto fatta. Peccato che B aumenti costantemente, ma si può cercare di rallentare la cosa. E’ vero ci sono le leggi della fisica, possono sempre investirti, ma è così statisticamente improbabile….insomma se ne fregava di Dio e di Satana.

III

Dieci anni dopo. Se ne stava nel giardino a parlare con la tartarughina. Non che lei rispondesse, ma il suo silenzio era meglio di molte stupidaggini. Apparve il dott. P, con un kimono dorato e l’aspetto di un elefante di mare. Si guardarono intensamente. – Lei si è comportato davvero saggiamente. – disse l’unità divina da sotto i pesanti baffoni, - una partita? - continuò. Giocarono e al solito P. perse. F. prese la parola: - Francamente, mi sembra di essermi comportato in maniera assolutamente inopportuna, anzi sono stato abbastanza tiepido a fronte delle possibilità che mi si offrivano…come dice l’Apocalisse? Poiché non sei stato né caldo né tiepido, Io ti vomiterò…ma non me ne frega e sono felice…- L’unità divina gorgheggiò e batte le pinne. – Al contrario - ribatté – lei ha compreso una verità fondamentale sulla natura dell’uomo: egli non è più forte di tutte le condizioni, lei le chiama leggi della fisica, che lo sovrastano. Non può sconfiggerle, ma può cercare di passarci attraverso meglio che può. Si tratta in fondo di essere bravi surfisti e di cavalcare l’onda nella maniera migliore. Quella prima o poi finirà comunque. Oppure si può scegliere di fare delle acrobazie particolari e durare meno… i giudici valuteranno poi…- F. sorrise e replicò: - Il punto è che io non voglio alcun giudice…- L’unità divina, guardò verso il pesco e concluse: - E’ lei il giudice della sua corsetta sulle onde…non ha deciso in libertà cosa fare della sua vita, conoscendo le variabili che non poteva cambiare? Noi abbiamo aggiunto la variabile più importante al suo pacchetto, il denominatore, la sua stessa vita…ma è cambiato qualche cosa? La situazione avrebbe avuto lo stesso peso, qualsiasi cosa lei avrebbe deciso. E’ lei a decidere, come tutti gli uomini il peso delle variabili dipendenti…Alla sua vita lei ha dato un valore, non è stato tiepido. Di solito questo peso è indipendente da lei e lo decidiamo noi. Lei ha pensato che la sua vita valesse qualche cosa, quanto lo dica lei. Non valeva la pena di sfidare le regole della Fisica. Questo è il suo prezzo, il suo posto, la sua attitudine. Non è andata male. - F. tacque, non sapendo cosa dire. Dopo un po’ il misterioso essere divino riprese: - Anzi per come sono andate le cose, lassù hanno deciso di affidarle delle altre tartarughine, delle altre vite…è promosso a uomo di fiducia. - F. si alzò di scatto e chiese concitato: - Cosa vuol dire?- L’altro replicò gentile: - Vuol dire che lei è morto. -
La tartaruga era ferma, immobile all’apparenza. Forse viveva ancora, ma allora era eternamente lenta. F. andò presso il piccolo animale e lo accarezzò. Non so che cosa sentì, vita o morte. Sta di fatto che si voltò e dopo aver pensato un po’, rise a crepapelle.

 
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