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Attenzione! Termini sessualmente esplicitiTermini sessualmente espliciti

Marco Bertollinihttp://cyrano66.splinder.com

L’ultima deviazione
Non smetto di ripetermi che posso farcela, che è solo un periodo negativo. I periodi si possono rappresentare come una curva che talvolta scende e ogni tanto risale. Sono in fase discendente, tutto qui. La verità è che non riesco più a scrivere una sola pagina. Io scrivo letteratura erotica. Lo faccio per lavoro. Sono dieci anni che scrivo e in tutte quelle pagine mi pare di averci messo ormai tutto. Voglio dire che il sesso, e quindi la sua rappresentazione, ha dei limiti fisici, materiali. Quando le posizioni finiscono, iniziano le situazioni. Su quelle si può lavorare. Immaginate un amplesso tipico, uno di quelli descritti spesso, in questo tipo di letteratura. Abbiamo bisogno di un uomo prestante, scuro di capelli che ha tutte le caratteristiche del fascino maschile: sicuro di sè, leader vincente, fisicamente dotato, con una vita misteriosa, inconsueta o pericolosa. E poi ci serve una donna che possiede innocenza e saggezza ancestrale nel medesimo tempo. Una donna che si porta dietro un respiro caldo che opprime la vista. La donna sconfina da sempre nel regno animale, la passione le fa perdere il controllo poichè questo è dominio maschile. L’amplesso si svolge nello zero assoluto, lui le usa una gentile ma risoluta violenza, lei si dibatte perchè vuole e non vuole. Lui ha l’intero universo sotto controllo, cataloghi di libri e riviste, e scienza e disegni. Lui insiste perchè conosce già tutto della sua preda, sa che la passione sta per travolgerla, gonfiandole le labbra, rendendole lucido e morbido il corpo. Lei si dibatte, perchè questo deve fare una donna, prima di lasciarsi andare alla passione che la rende uno straccio o una furia. I due fanno l’amore in modo totale, talvolta in modo dolce, talvolta violento, e così via.
Una volta raccontato questo episodio, non rimane molto da dire. Posso variare una situazione, come in uno scenario, e allora i due personaggi si trovano sulla tolda di una nave pirata, o in una palestra deserta dove entrambi si sono attardati. Oppure in un vicolo scuro, con la pioggia che scroscia su di loro e che viene da tutte le parti...
La realtà è che non ho più fantasia. Se n’è andata come lo scarico di un lavandino, facendo un vortice e rotolando nel buio. La cosa è preoccupante. Ho dato fondo anche alle perversioni, alle pratiche che stanno in equilibrio sui fili del buon gusto. Talvolta ho sfiorato e blandito la pornografia.
Il mio editore ha sempre preso tutto, ha ingoiato senza un commento. Nell’ultimo libretto ho perfino accennato a catene e corde bianche, ho descritto la sofferenza che diventa piacere su un paio di labbra. L’editore ha passato anche questo, quel demonio di un editore. Il dolore della carne colpita che si sfilaccia in una passione malata, minore.
Ho descritto riti e usanze lontane, nel tempo come nello spazio. Non esiste un campo tra normalità e malattia che non abbia esplorato, capito, descritto e venduto. L’amore tradizionale, quello omosessuale, di gruppo. Quello con gli animali, il sesso che porta il dolore, quello attraverso l’odore o la forma. Il sesso da soli, quello rituale oppure furioso, quello religioso e in punto di morte. Sono sepolto da pagine di sesso e scene di amplessi che si consumano attraverso la storia e che toccano, più o meno selvaggiamente, tutte le corde dell’erotismo. Non vedo più strumenti, non immagino più fantasie. Le mie mani si sono inaridite e così il mio pensiero.
Verrebbe da dire, prima di sprofondare nella disperazione, che devo uscire di casa oppure andare a dormire. E quando il telefono inizia a vibrare mi stacco dal davanzale e rispondo. Non si sente nessuno, qualcuno riattacca. E’ il segnale di Sara. Interrompendo la linea mi dice che si sta per toccare. Tufferà le dita ben dentro il suo grembo, magari sollevando la gonna. Se si è stesa sul divano allora forse ha già spalancato le gambe, per darsi da fare, mugolando dentro la sala, facendo sbattere vetri e bicchieri, alzando la temperatura coi suoi liquidi ardenti, i suoi rossori improvvisi. Macchierà perfino la fodera del divano, e la prossima volta che ci vediamo, lei mi farà notare quell’alone un po’ scuro che si vede sopra il cuscino, e la mia testa inizierà di nuovo a girare.
Per un paio d’ore si parlerà di tutto e di niente, di cose sciocche e di gare. Magari di bambini, di estate, e io non farò che guardare quelle macchie sopra il divano, incapace di pensare. Verso la fine della serata, lei sbadiglierà e io mi alzerò appoggiando il bicchiere. Un bacio sulla guancia, il cappotto sulle spalle, la porta che si chiude.

Mentre tornerò verso casa, guidando con calma nella notte, Sara farà squillare il telefono, senza rispondere, senza parlare. E’ il suo modo di avermi. Lei si fotte da sola, si fotte al pensiero di me che guido per strada, che scrivo di sesso e forse di amore, che vivo appartato. Io passo il tempo in attesa che lei si faccia più coraggiosa, vada anche un po’ oltre. Penso che vorrei averla, e averla veramente. Vorrei andare con lei sopra il letto e bagnarla di sotto, prenderla immediatamente. Vorrei che non avesse il tempo di fingere una ribellione, e la vedrei sussultare per la sorpresa di quell’amplesso improvviso. Vorrei godermela per lungo tempo e senza fretta, osservarla rapito con tutte quelle curve e gli occhi chiusi, che si muove dolcemente sotto di me. La vorrei tenere per i fianchi, mentre affondo dentro di lei, cercando di sentirne curve e scalini, rimanendo attento alle sue espressioni, quando apre gli occhi, quando schiude le labbra, quando alza il mento. Vorrei che a forza di fotterla lei perdesse lentamente le forze, diventando più languida e morbida, più lenta nei movimenti.
Ma so anche perfettamente che questo non è possibile. Non l’avrò mai, la mia Sara. La sua, è l’ultima deviazione, quella che non mi ero ancora immaginato.

 
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