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| Notte serena, playboy |
Ecco, adesso ti vedo bene, laggiù,
alla fine del bancone. È vero che sono al terzo moijto, con
l’aggiunta di un paio di shortini rhum e pera, però l’alcool
lo reggo bene, e quel tuo fare capolino nascosto dietro gli altri
clienti del locale non poteva passare inosservato. Neanche a me, che
pure sono alticcia. Devo dimenticare un bastardo, stanotte, e sento
già, a naso, che ne sta capitando un altro, uno di quelli al
contrario però.
Hai l’aria triste, da cane bastonato, e almeno ventanni più
di me, che fino a tre anni fa neanche mi facevano entrare qui, figuriamoci
se mi servivano alcolici. Te la leggo in faccia la tua storia, che
è uguale a milioni di altre, una fotocopia sbiadita di mille
altre fotocopie sulla quale riesco lo stesso a leggere senza fatica.
Ci leggo la tua vita e i tuoi desideri, su quella faccia fotocopiata
e sbiadita, stanca, su cui il sentimento più lesto a trasparire
è la rassegnazione. T’immagino già, tu non lo
sai, rientrare in casa come tutte le sere, e guardare quello strano
animale di tua moglie pensando che questa è la volta buona
che la strozzi. Non ci pensi, a quanto sei animale tu, vorresti solo
tornare indietro nel tempo, prenderla per i polsi e sbatterla sul
letto, legata e bendata. Le faresti il culo rosso a furia di cinghiate,
le allargheresti ben bene le chiappe e le passeresti un dito bagnato
di saliva nel solco, godendo al solo pensiero di ciò che stai
per farle, e della sua impotenza, metafora crudele della tua. Le solleveresti
i fianchi, punteresti quel mezzo membro incredibilmente rinvigorito
su quell’antro inviolato e poi giù, di schianto, fino
in fondo, fino alla radice, sodomizzandola come farebbe un maniaco
violentatore penetrato prima in casa e poi nel suo culo vergine.
Ecco, questo è ciò che faresti Sant’Iddio.
Invece no, non lo farai. Tornerai in te, la guarderai bene, e capirai
che se non ce l’hai fatta allora non potrai certo farcela adesso,
con lei che tutto è tranne che desiderabile, infiacchita e
ingrigita dalla vita con te, e che ti tratta con un disprezzo così
deliberato e smaccato da toglierti qualunque desiderio e qualunque
voglia.
Nonostante tutto però non hai mai trovato il coraggio di tradirla,
o di confessarle le tue fantasie. Sono rimaste lì, strangolate
tra la testa e il pene, in un continuo su e giù di “vorrei,
ma non posso”, “potrei, ma non devo”. Un altalena
di rinunce e di dubbi, di rabbie e rassegnazioni, che ti hanno ridotto
uno straccio bagnato poggiato sul bancone di un pub, deciso a tornare
a casa completamente ubriaco, per addormentarti di schianto e dimenticare
tutto, pure di aver vissuto una vita come la tua.
Ad un tratto però hai visto me, i miei fottuti ventanni, i
capelli lunghi e biondi sui seni esposti generosamente dall’ampia
scollatura, la minigonna salita per colpa dello sgabello fino a svelare
la totale assenza d’indumenti intimi. Hai sbirciato più
volte oltre le spalle degli uomini paravento, ed hai pensato che sì,
forse stasera è proprio la volta buona, è Destino, e
qualcosa finalmente accadrà anche a te. Quello che sai è
che stasera sarà diverso, quello che non sai è che l’ho
deciso io, anzi, forse non lo saprai mai, perché non è
detto che te lo dica o te lo lasci capire, che poi magari neanche
lo capiresti, preso come sei dalle tue secrezioni ghiandolari.
Ricambio il tuo sguardo smorto, sul cui fondo traspare una tremolante
fiammella accesa, e ti regalo un inaspettato sorriso, uno di quelli
che sembrano un biglietto d’invito, un lasciapassare, un paio
di cesoie buone per i tuoi fili spinati. Ti siedi accanto a me, le
parole strozzate che s’incastrano in gola, e capisco da me che
non sai cosa dire, tanto meno che fare. È una situazione nuova
per te, e devo essere clemente.
-Cosa fai stasera? Ci torni a casa?- ti chiedo fingendo ingenuità
e girando le cannucce del mio moijto, mentre tu lasci cadere gli occhi
sui miei seni.
-Ero sicuro di farlo, ma adesso ho dei dubbi- mi rispondi alimentando
la fiammella accesa.
-Andiamo via di qui, ti va? Abito a due passi- ti dico guardandoti
negli occhi.
È come spalancarti le gambe in faccia e lasciarti sentire il
profumo dolciastro della mia fica bagnata. Niente potrebbe incatenarti
meglio, nemmeno un guinzaglio d’acciaio.
-D’accordo, ti seguo- rispondi, acceso come una torcia. Trotterelli
alle mie spalle, il passo incerto e la bocca asciutta, e in cuor tuo,
lo so, pregusti già l’odore del cuoio dei legacci mischiato
a quello dei miei umori, la benda nera sui miei occhi e un insperato
ruolo da dominatore. Sento il tuo sesso scaldarsi e indurirsi al solo
pensiero del mio culo che si stringe intorno alla tua carne, e mi
stupisco di come tu non sia già venuto nei pantaloni, all’idea
d’incularti una ventenne arrapata, in cerca d’emozioni
forti. Almeno questo è ciò che pensi tu.
Ti siedi sul divano, mentre ti offro da bere, benché sappia
che non ce n’è bisogno. Sei già cotto a puntino,
e solo un miracolo ti tiene ancora sveglio. Quando appoggio le manette
sul tavolo ti sollevi un po’ per guardarle meglio, e ti leggo
in faccia lo stupore e la gioia di un bimbo davanti ai regali del
suo primo natale.
-Portale di là- ti sussurro roca ed eccitata –posale
sul letto-.
Esegui come farebbe un cane agli ordini del suo padrone, e quando
ti raggiungo, indossando solo le scarpe con il tacco altissimo, d’alluminio,
come piace a te, la cosa che più ti colpisce è la fascia
nera che tengo in mano, presagio d’orgasmi mai vissuti. Sono
il tuo sogno che diventa realtà, la tua perversione in carne
e miele. Sono tutto, adesso, e la tua vita e il tuo sangue non conoscono
che questo esatto momento, dimentichi di tutto, presente, passato
e futuro.
Seduto ai piedi del letto mi guardi estasiato mentre io, con le dita
impregnate di pomata, lubrifico e allargo il pertugio che adori, piegandomi
in avanti per donarti la vista completa e ravvicinata dell’operazione.
Ogni tanto mi volto a guardarti, per avere conferma del mio potere
su di te, per vedere i tuoi occhi fissi sul mio culo, sulle dita che
lascio entrare e uscire più volte, per ammorbidirlo meglio,
e di più.
-Scusami un attimo, mettiti questa, voglio farti una sorpresa- ti
chiedo bramosa ed eccitata, porgendoti la benda nera. La tua risposta
non può essere che un si. La indossi pregustando chissà
quale meraviglioso sviluppo ma non appena hai serrato il nodo imprigiono
i tuoi polsi nelle manette bloccandoli dietro la tua schiena, poi
ti getto sul letto a faccia avanti, per godermi lo spettacolo del
tuo, di culo. Sfilarti i calzoni è un gioco da ragazzi e tu,
le mani legate dietro la schiena, la benda sugli occhi e l’alcool
in circolo a pieno regime non sei in grado di opporre la minima resistenza.
Apro il cassetto del comodino, e invece dei profilattici tiro fuori
un fallo di gomma, compagno dei miei giochi solitari e delle mie fantasie
perverse. Più perverse delle tue, solo che tu non lo sai.
Me lo lego sui fianchi con la cintura e ti sono dietro, in una posizione
che, sono certa, immaginavi esattamente al contrario. Speranza delusa,
lo so, ma cosa vuoi farci. È questione di testa.
Ti allargo le chiappe mentre riemergi dalla nebbia e cominci a capire
che non sarò dolce né delicata, e non ti concederò
neanche il conforto d’essere lubrificato. Appoggio la punta
artificiale e poi giù, fino in fondo, fino alla radice, in
un attimo solo, senza pietà.
Il tuo grido lacera la notte così come io ho fatto con i tuoi
tessuti, e mi regala già il primo orgasmo. Senza pietà,
bastardo, senza pietà, eccolo il maniaco violentatore, è
tutto tuo, ti piace? Non avresti mai immaginato di trovarlo seduto
al bancone di un pub, con i biondi capelli adagiati morbidamente sui
seni rigogliosi, gli occhi azzurri e dolci come quelli di un cerbiatto.
Mai fidarsi delle apparenze, mio caro, si rischia di finir male. Continuo
finché non godo ancora, e poi ancora, e tu resti esanime e
senza più voce sul letto, immobile e dolente.
Torna pure a casa, bastardo. Sono certa che non la racconterai a nessuno,
questa storia. Solo che adesso il disprezzo di quella moglie ti peserà
meno. Molto meno. Molto meno del tuo.
Notte serena, playboy. |
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