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Attenzione! Termini sessualmente esplicitiTermini sessualmente espliciti

Mauro Gasparini http://polentaecammelli.splinder.com

Non so rinunciare ad un pasto gratis
S’inarca, è lì lì per venire, ma non riesce a dare sfogo alla voce che le rimbalza violenta nel petto. Ho la bocca stanca, le spalle indolenzite, già da qualche minuto è diventata una questione tecnica. Un piccolo sforzo e ci siamo, eccola, sguish! Il medio nel culo, su, fin dove arriva, lei ricade sul letto da dove era volata, ansima, ho bisogno d'aria, rotolo via cercando di non soffocare, un pelo incastrato tra le tonsille.

Sul comodino ci sono le sigarette che fanno ciao ciao con la manina, ma si aspetta che fumi solo quando vengo, così adesso sarà lei ad occuparsi di me. Ripiego sulla mezza Guinness sopravvissuta ai ripetuti attentati subiti nell'impeto del primo approccio; scivola densa nella gola e si porta via anche il pelo. Come ho fatto a pensarla un ripiego?

Appena in tempo: tocca a me, macchina indietro, dissolvenza… magari dissolvenza! Sarebbe come dire che riesco a staccare la spina e a godere di quello che sento. Niente. Com’è possibile? Devo scacciare il demone guastafeste e riassumere: sono con una donna che negli ultimi dieci anni mi sono solo sognato, perché non è solo bella, che male non fa, ma soprattutto è alta, cosa alla quale non ho mai saputo resistere. E non è solo alta, ma ha degli occhi neri enormi e ipnotici, bocca grande e labbra carnose, un culo da sambodromo, due gambe più lunghe di quelle della Barbie. Non solo, ma crede che io sia l’uomo della sua vita, crede nell’oralità del sesso e nel sesso orale. E in tutti gli altri. Com’è possibile che nel mio lungo cammino di fame inestinguibile, una volta trovata la risposta a tutte le volte in cui mi chiedevo se la mia carnalità fosse destinata a mortificazione perpetua, proprio adesso che Lei è qui, sopra di me, intenta a saziarmi di un desiderio mai davvero appagato, sia sufficiente sentire la sua lingua sulle mie palle per desiderare di essere tartaruga e potermi ritirare al minimo sfioramento? Mi manca il desiderio? Al tatto direi di no, anzi, è più urgente che mai. E ho più fame che mai, la sento ovunque. Sono troppo teso, devo rilassarmi, pensare (anche se dopo solo tre notti insieme mi pare eccessivo) che quella, che questa è la mia donna e che è una vita che l’aspettavo. Mollo la briglia al pensiero, vai caro, galoppa da qualche parte e lasciami godere.

Tre contropensieri sfrecciano rettilinei nella nebbia in cui cerco di dissimularmi:
seppelliamo i resti dei nostri cari come i gatti seppelliscono i loro escrementi
sono ostaggio del mio corpo, dei suoi inappagabili appetiti poiché non esiste rapporto tra corpo e spirito
Non so rinunciare ad un pasto gratis

Eccolo. Lei si è lamentata che il suo fidanzato precedente se la sbrigava troppo in fretta, mi chiedo quando comincerà a stancarsi stanotte…

La chiave è un pasto gratis. L’ha detto George Michael, quando gli hanno chiesto come fosse andata la volta che lo avevano arrestato per atti osceni mentre faceva sesso nei bagni di un cinema. Lui si è dichiarato dispiaciuto per il suo compagno, per il suo partner occasionale, per i suoi genitori, però… la verità era che non aveva mai saputo rifiutare un pasto gratis.
Non so lui come la pensi, ma all’improvviso voglio capire qualcosa per me. Perché anche adesso ho fame. Non riesco a pensare a nient’altro che alzarmi e andare in cucina a mangiare qualcosa, ho lo stomaco al livello delle molle del letto. L’uccello è oltre il muro dello stomaco, se ne sta lì a inumidirsi, ma l’emergenza e l’urgenza sono altrove. Eppure non posso togliermi adesso. Non mi sono mai alzato da tavola lasciando qualcosa nel piatto. Non capirebbe.

Ho perso la cognizione del tempo, per fortuna è buio e le finestre sono alle mie spalle. Le luci della strada bastano appena ad illuminare lei e il suo meraviglioso corpo che sembra ignorare il vuoto bruciante che ho nella pancia. Fame. Il pensiero focalizzato sulla fame. Terry Schiavo a cui viene tolto il sondino di alimentazione per darlo al Papa. Lei nel limbo con un corpo affamato, lui lucido in un corpo morto. Dov’è lo spirito? Si riduce tutto a corpo/cibo. Togli il cibo e il corpo e lo spirito divorziano nel giro di un mese.

[You were good. Check, please!, by drjoanne]


You were good. Check, please! photo by DrJoanne«ti piace amore?» secondo me un po’ ansima. Già?
«non smettere adesso, ohh, ti prego» ipocrita e vigliacco. Però ansima. E mi è limpido e chiaro che non ci sarà un’altra volta con lei. Se lo capisce, capace che mi sputtana come un maledetto Don Giovanni, uno che voleva solo una botta e via.

Continua a rilassarti. Dov’ero? Ah sì, Don Giovanni. L’unico mito moderno da Cristo in qua. In meno di quattrocento anni riletto almeno da seicento autori diversi. Non tutti l’hanno capito, ma questo succede ai miti. Sono miti anche per questo. Come chi crede che il Don Giovanni sia corpo/sesso. E invece? È corpo/cibo. Sacrosanto.
Non hai un inconscio, hai un carro attrezzi. È la fame.
Cosa vuole Don Giovanni se non vuole scopare? Vuole irridere. Vuole profanare quel valore sacro che è la verginità o, peggio ancora, il vincolo ancora più sacro del matrimonio. Provoca Dio per dirgli chiaro e tondo una cosa: non ho bisogno di te, sarò l’artefice della mia salvezza. La mia carnalità farà ciò che è necessario a salvarmi perché la mia vita comincia e finisce con il mio corpo. Non c’è redenzione, non c’è vita separata dal corpo. Insomma, uno dei pochi che ha capito in origine la potenza del suo mito è stato Mozart, non quegli altri, quelli invidiosi di Casanova. È corpo e ha fame, Leporello lo sa e ne prova orrore, una roba tipo:

Ah che barbaro appetito!
Che bocconi da gigante!
Mi par proprio di svenir.

A vederla dalla parte di Mozart, Don Giovanni non scopa mai. Però mangia. Lui. Con tutto che a cenar teco m’invitasti e son venuto… che a me basta un panino, e non vorrei nemmeno che si pentisse. Che poi lui il padre morto lo vede in forma di statua, pronto a riprenderselo come aiutante nell’aldilà, mentre il mio si chiamava come il Papa e come il Papa ci aveva fatto sapere per tempo che a lui stava bene tutto, anche appeso a un chiodo, ma vivo e finché era vivo gradiva la nostra compagnia, non voleva stare solo. Se ne è stato aggrappato alla vita anche quando l’ascensore della coscienza non riusciva più a tornare al piano terra da quel fondo in cui si era arenato; ho immaginato per giorni il suo inconscio che ringhiava per riuscire a prendere un altro respiro. Credeva anche lui che fosse tutto in gioco lì, tra corpo e cibo.

Dovrei togliermi da sotto. Magari buttarla in ridere, ma non ne sono geneticamente capace. E poi lei qualcosa ha capito, magari solo che la sto spingendo a colpi di bacino a finire in fretta. E rallenta. Indugia. Disponibile a rullare finché non è sicura che ci sia un vero, indimenticabile, devastante decollo. Sono troppo vecchio per quel sentimento inorridito dell’adolescente con dei valori, o meglio ancora, della fidanzata infedele che si è giocata la briscola sulla propria virginalità, e nemmeno ho quel minimo di autostima che mi servirebbe per farla finita. Mi affascina il velo di sudore che le copre il fondoschiena, ammiro la mappatura in rilievo che la sua lingua riesce a ricavare da un semplice uccello. E allora fingo, per gradi, come ogni buon fingitore.

È sicuramente la genetica di cui parlava Freud. Alla fine si arriverà a ricondurre tutto alla genetica. Parevano balle, ma tutto riesce a plasmare il corpo: l’ambiente, il clima, l’alimentazione, l’educazione sentimentale. Tutto riesce a incidere sulla formazione dei nostri neuroni, compresa l’ereditarietà. Tutto, spirituale o meno che sia, concorre a diventare corpo. Quel corpo che senza cibo muore. Il corpo che sa diventare ostile a se stesso. Quel corpo che adesso urla il suo godimento e ringrazia la testimonianza delle proprie secrezioni. Vengo.
A sbugiardarmi c’è solo la mia erezione intatta. Tuttavia è un bene che ci sia chi ancora ritiene che l’orgasmo sia un fenomeno umido. Sta già dormendo. Sono le quattro passate. Finisco la prima sigaretta e intanto che attacco la seconda passo in cucina. Potrebbe non essere stata una notte da buttare via. Ho capito un sacco di cose che in fondo sapevo già, ma che avevo dimenticato. Come milioni di miei simili ho reagito con passione alla vista di un corpo nudo, l’unico in grado di competere con la fascinazione di un corpo morto, e ho agito secondo quanto è impresso nella mia memoria emotiva perché quella memoria è scritta chimicamente da qualche parte nella mia testa. Negli intervalli di pensiero ho perfino sentito che cosa vorrei, quale sentimento avrei voluto avere nel petto stanotte, è stato bello sentirlo, poco probabile, ma bello. La prossima volta devo innamorarmi prima.

Ho tutto: affettati, formaggio, pane, mozzarella, patatine, crostini, birra e maionese. Troppo di tutto, eppure per le cinque resteranno solo i vuoti per la pattumiera. La prossima volta devo innamorarmi prima.
Man mano che lo stomaco si riempie questo pensiero sbiadisce.
Chissà se anche stavolta svanirà col primo rutto.

 
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