Racconti a tema Blog-show.com
stampaStampa
Logo di Blog-show
Racconti a Tema di Blogshow
Come partecipare : Massimo di 3 pagine di Word,storie di fantasia.Ci riserviamo di non accettare i racconti inviati a: redazione@blog-show.com Indicare e-mail dell'iscrizione, indirizzo blog, nick, titolo racconto.
Blogshow La vetrina italiana dei blogSei stato pubblicato? Esponi questo Banner!
Racconti a Tema di Blogshow
Torna all'indice
Attenzione! Termini sessualmente esplicitiTermini sessualmente espliciti

LarryMullenFan http://maddrummer.splinder.com

La sedia di frassino

Mauro, più di un semplice uomo. Un nome emblematico, che rappresenta da vicino una figura a metà tra la mitologia e la leggenda metropolitana.

Un essere magnifico, Mauro, metà uomo e metà impiegato, che chiude la sua esistenza felice e contenta in un paio d’abiti a basso prezzo, acquistati senza troppa voglia in un mercatino di quarta o quinta mano, scelti con cura e gusto raffinato tra i capi più opachi.

È solo al buio che si riconoscono le stelle, diceva lui. È morto a casa sua, con un impiego fisso e qualche euro in tasca.

Se ne stava lì, il giorno della sua dipartita, seduto su una sedia di frassino. Strano legno, non caldo e accogliente e domestico e familiare come il mogano, l’abete o il pino, e neanche dal buon odore dolce e materno, o meglio mammoso, come la betulla. Quella sedia era di frassino, come il cognome di un ragioniere. E lui era seduto sulla sedia di frassino, spogliato dei suoi migliori abiti e legato con una corda, i polsi stretti l’uno all’altro da manette di metallo eccitato.

Scoppiettava come una quercia in un camino, la sua voglia, mentre Sabrina vuotava l’ultima bottiglia di CocaCola nella vasca da bagno dove si sarebbe toccata, liberata, trasformata in onda, in bollicina, in zigote infecondo, in godimento puro e in donna vera. Avrebbe nascosto il suo corpo pallido nell’oscurità, come il negativo di Cleopatra. Finalmente, la regina del suo Egitto, senza comproprietari se non le sue cinque dita.

Immobile e consenziente con la corda che lo annoda a quel legno tanto simile a lui, Mauro aspetta, respira, pensa a lei. A Sabrina, che grida pungolata da mille bollicine e affogata da due dita frizzanti. Quale magia è più grande di una donna soddisfatta in pieno? Dicevano entrambi.

E lui pensava; ricordava la forma, il colore, i fumi del corpo di Sabrina quando insieme, nel bagno, si esploravano gli occhi facendo plop plop plop nella ceramica ingiallita. Ricordava la lingua di donna infilarsi nel suo ombelico, tradendo nostalgia di fresche memorie lesbiche. Aveva in mente Lei, i suoi sorrisi, le sue parole, le carezze date alle sue guance rotonde. Gli sembrava di avere tutto questo davanti agli occhi, e gli umori di lei sulla lingua.

Deglutì. E aprendo gli occhi vide, in un secondo, Sabrina chinata di fronte, con la bocca aperta, nell’attimo prima di bagnare il suo membro gonfio come una sequoia con le prime gocce di saliva.

Gli sembrò che i capelli della donna fossero grossi e innumerevoli serpenti. La parola “Mito” è abusata ai giorni d’oggi, ma Sabrina era bella e inguardabile ed eccitata come Medusa.

La statua di Mauro sarà presto esposta.

Nel museo della CocaCola, proprio accanto a Babbo Natale.

 
stampaStampa