| Nel miscuglio di profumi
e sudore, nei continui respiri di lui, l'unica cosa
che lei udiva era il suo cuore.
Tamburellava.
Nel groviglio delle ombre che si intersecavano sulla parete, nel
fluttuare
della luce delle candele alla vaniglia, l'unica cosa che, nitida,
riusciva a
visualizzare era quel manuale di ginecologia che giaceva da tempo
immemorabile nella sua libreria.
Le ventitre posizioni raffigurate le vedeva tutte quante. Con chiarezza.
Uomo sopra-donna sotto, donna sopra-uomo sotto, uomo sulla sedia-donna
sopra, donna girata.
Basta!
Le aveva contate tutte quante credendo che fossero le uniche varianti.
Aveva
guardato per bene e con vivo interesse la figura 1 dell'introduzione
del
pene nel preservativo e aveva imparato a localizzare il prepuzio
ed il
glande.
Tutto era pronto. Perfetto. Le luci al punto giusto, un sottofondo
musicale
rilassante.
Ma, nonostante tutto, nel groviglio dei profumi, nell'incessante
sospirare
di lui che si muoveva sopra di lei, l'unica cosa che riusciva a
visualizzare
era quell'assurdo monito che aveva letto sul manuale: "nell'inserire
il pene
in vagina, stare attenti a che, nel mezzo, non capitino peli vulvari."
Quella meccanica perfetta, quell'antico rituale d'amore, l'allineamento
dei
corpi, la fusione, venivano stravolti dall'"estrarre in tempo
il pene",
"guaina in lattice", "pianificazione familiare",
"spirale",
"lubrificazione", "tube di Falloppio".
Era l'unica cosa a cui riusciva a pensare.
E a nulla serviva la lingua di lui che, morbida, si insinuava dentro
la sua
carne. A nulla servivano le mani di lui sui suoi capezzoli, a nulla
i suoi
baci.
Lei ricambiava ma la meccanica dei corpi, l'allineamento, quella
sintonia
perfetta che aveva visto tante volte nei film non s'avverava.
"Aspetta.Forse non è il caso"- disse lei grottesca.
"Ma come?Le luci, la musica"-disse lui amareggiato.
"Caro, ma è la mia prima volta. Ti prego. Capiscimi."-
e lei cominciò a
piangere.
Nei manuali questo non era contemplato. La disarmante amarezza di
lui, le
lacrime calde e vergognose di lei, il non riuscire ad abbandonarsi
completamente, il non riuscire a trovare la giusta sinergia.
Lui ci riprovò. Le sue labbra morbide sulla pancia, la sua
lingua calda
nell'ombelico, fino a scendere sempre più giù. Sembrava
succhiare la vita da
dentro di lei. Un perverso meccanismo cui lei doveva abbandonarsi.
Stesa, tra le lenzuola di lino rosso, lei guardava immobile il soffitto,
stringendo gli occhi quando il piacere sembrava più forte
di lei, quando
perdeva il controllo di sé.
"Stupida, sembri una bambina"-pensò mentre stringeva
tra i pugni brandelli
di lenzuolo umido.
"Stupida, non sei più una bambina"- pensò
mentre inarcava la schiena.
Guardò per un ultimo istante le ombre attorcigliate sulla
parete, per un
ultimo istante inalò gli odori della stanza, per un breve
attimo rivide la
figura a pagina 3 del "cunnilingus": "perversa tecnica
orale da evitare".
Poi tutto scomparve. Niente più fu perverso. Niente più
ombre, niente più
luci, niente più manuali.
Adesso sentiva solo il cuore di lui.
Non più solo il suo.
Tamburellava.
La guardò negli occhi e le sorrise. Lei lo accarezzò
sul viso. Il petto di
lui aderì al suo e ancora più distintamente riconobbe
il suo suono vitale.
Il suo cuore tamburellava insieme al suo.
Con il gesto più naturale del mondo le fu dentro, per un
attimo lei sgranò
gli occhi, premette le unghie nella sua schiena.
(Non farmi male)
Si ricoprirono il volto di baci. Mille cento, non seppe contarli.
Divennero
un'unica ombra, una sinergia, corpo nel corpo.
Il letto li cullava come se fossero su una piccola barca leggera,
in mezzo
al mare.
Si coprirono il volto di baci.
Ancora.
Lei gli premette il viso nel solco del collo. Lui non la scostò.
Continuò a dondolarsi, come se quel movimento fosse infinito,
come se
dovessero restare legati, così, per l'eternità.
Poi lui sussultò, sospirò.
Lei gli si aggrappò al petto.
Sussultarono insieme per un breve istante.
E quando il dondolio dei loro corpi cessò stettero muti a
guardarsi negli
occhi, ad accarezzarsi.
Lei giaceva immobile tra le lenzuola di seta rosse.
Sembrava essere tornata la ventenne di una volta. Aveva le guance
rosse, gli
occhi vivi e luminosi.
Lui le teneva la mano, giaceva immobile su un fianco.
Sembrava il giovanotto che era stato. Muscoloso, forzuto.
"Non male per essere la mia PRIMA volta"- disse lei con
voce roca.
"Non male per essere la PRIMA volta di un SETTANTENNE"-aggiunse
lui mettendo
in mostra la bella dentiera.
E stettero in mezzo alle lenzuola di lino a contemplarsi,per un
tempo
indeterminabile.
Mani rugose in mani rugose.
|