Racconti a tema Blog-show.com
stampaStampa
Logo di Blog-show
Racconti a Tema di Blogshow
Come partecipare : Massimo di 3 pagine di Word,storie di fantasia.Ci riserviamo di non accettare i racconti inviati a: redazione@blog-show.com Indicare e-mail dell'iscrizione, indirizzo blog, nick, titolo racconto.
Blogshow La vetrina italiana dei blogSei stato pubblicato? Esponi questo Banner!
Racconti a Tema di Blogshow
Torna all'indice
Attenzione! Termini sessualmente esplicitiTermini sessualmente espliciti

Vanda http://vandalounge.ilcannocchiale.it

Il Prete e la beatitudine erotica
“Le lezioni di Teologia morale si tengono nell’aula al piano terra, mi raccomando siate puntuali, alle 8.00 in punto”. Con tono deciso che non ammette repliche, suor Myriam ci informa dell’orario lezioni e anche dell’ubicazione dei nostri alloggi. Siamo un gruppo di ragazze in ritiro spirituale per una settimana, iscritte al corso di base di teologia presso la diocesi della nostra città. Cammino per i corridoi dell’abbazia trascinandomi il troller, alla disperata ricerca della camera 644\a. Le porte delle celle sono piccole, assomigliano piuttosto a persiane alta 2 metri scarsi, i numeri sono stati scritti con il gesso bianco e in alcuni casi è davvero un’ardua impresa riuscire a leggere il bianco polveroso e sbiadito del gesso. Scopro con sorpresa che la mia camera è stata assegnata anche ad un’altra ragazza, adesso siamo in due a cercare questo misterioso 644 barra a .
Le lezioni di teologia morale sono previste per il primo pomeriggio, e sono già le 14.00, abbiamo circa dieci minuti, come ci ricorda suor Myriam, per trovare le camere , posare i bagagli e consumare un pasto frugale. Trovo finalmente la camera, è in cima alle scale che portano alla cappella privata del Cardinale, Viola, la mia compagna di stanza nonché mia amica , è una piccola soldatessa, in un minuto ha già sistemato i bagagli, si è rinfrescata in bagno e mi guarda con aria preoccupata, “ Dai, Claudia ..ci aspettano i preti giù in sala pranzo!” dice Viola con la sua vocina da bambina “perfettina”.
“Quali preti? Oh, mi mancano pure i preti a pranzo…!!!” le rispondo ridendo, ma Viola non sorride e mi rimprovera “Claudia, smettila, stavolta ti stai buona e zitta, e fai come ti dico io. vorrai mica farci cacciare dal corso?”
Mi acciuffa la mano e mi trascina correndo in sala pranzo, ognuno ha un posto assegnato e il mio è accanto ad un certo Don Lino. Resto in piedi in attesa che la Madre Superiore dia il permesso di sederci. Ci sono 5 tavoli apparecchiati, in ciascuno dei quali a capotavola c’è un prete il cui compito, mi pare di capire, sarà quello di farci da guida spirituale in questi giorni di intenso studio teologico. La guida spirituale del mio gruppo è proprio questo misterioso Don Lino, e anche se ancora non l’ho visto mi fa simpatia, è in ritardo di almeno 3 minuti e tutti lo stanno aspettando, la Madre Superiore è visibilmente indispettita per il ritardo…
“Eccomi, Perdonatemi il ritardo, ho appena finito di confessare..” dice un giovanissimo prete entrando tutto trafelato in sala da pranzo. “Perdonato, Don Lino, Perdonato!” dice con un sorriso stentato la rigida e ossuta Madre Superiore. Don Lino, si avvicina al nostro tavolo e ci saluta una ad una, diciamo la preghiera e poi mangiamo il nostro pasto frugale e santo. Scopro che tutta la settimana io sarò sotto la sua tutela spirituale, la cosa mi infastidisce non poco, è troppo giovane, avrà sì e no 32 anni e io mi sento a disagio. Quando giungiamo nella sala lezioni vedo anche lì cinque tavoli e per ogni tavolo ci sono almeno due preti a coordinare le esercitazioni scritte, mentre l’aspetto didattico è affidato ai docenti della facoltà di Teologia e anche a quelli della facoltà di Filosofia. Il mio Don Lino stavolta è seduto un paio di posti lontano da me. Iniziano le lezioni, pesantissime, noiosissime ma cerco di seguire perché questo corso vale un mare di crediti formativi, dunque devo impegnarmi a tutti i costi. Durante il pomeriggio, seppure il tempo a disposizione per socializzare sia risicato, familiarizzo con la mia guida spirituale, scopro che tutte le mie colleghe di corso lo conoscono benissimo e hanno con lui un rapporto amichevole e scherzoso, mentre io invece evito di dargli del tu e mi sento a disagio quando Viola e Valeria lo prendono in giro chiamandolo con il vezzeggiativo “Don Linuzzo”. E’ alto, molto alto, non è bello, ma ha uno sguardo di sorprendente dolcezza, le sue mani invece sono bellissime, ben curate, affusolate e gentili. La voce è calda intensa, modulata su toni bassi eppure in lui non c’è niente di accattivante o carismatico, quando parla o fa lezione sbiascica le parole, il suo sguardo è sempre assorto a contemplare le nuvole o forse gli angeli. Le mie colleghe non sembrano molto entusiaste di averlo come capogruppo spirituale, avrebbero preferito l’infuocato Don Saro, famoso per la sua ars oratoria forbita e appassionante, o Dono Gino, un allegro e vivace prete di mezza età, noto per il suo talento di compositore di musica per organo. I giorni passano, le lezioni si succedono l’una all’altra, i ritmi frenetici di studio impongono a me e a tutte le mie colleghe break di una decina di minuti scarsi. C’è poco tempo per ridere o scherzare. Mentre tutte corrono in bagno per la pausa delle 11.00, mi accorgo di una cosa che mi lascia a dir poco trasecolata, senza parole e sconvolta. Vedo don Lino scambiare i bigliettini dei posti , prende il mio e lo mette accanto al suo. Capisco, ora, perché in questi giorni il mio nome era quasi sempre accanto al suo, non solo durante le lezioni ma anche durante il pranzo o la cena. Ad essere sinceri, averlo accanto mi è stato di aiuto perché mi passava i suoi appunti e perché mi chiariva alcuni degli aspetti più difficili delle lezioni di teologia o filosofia morale, ma ora sono impaurita, non so che dire, cosa fare, confidarmi con le mie amiche non è certo una buona idea, tengo tutto per me. Finito il break, don Lino mi dice con voce morbida e tono gentile: “ avanti, siediti qui, che poi ti interrogo e vediamo se sei preparata per l’esame”.
“ No, dai mi metto accanto a Valeria..” rispondo io molto imbarazzata.
“ Te la consiglio Valeria, è una chiacchierona, mettiti accanto a me che ti passo gli appunti…e poi ora inizia la lezione del prof. Ingrassia, se c’è qualcosa che non ti sembra chiara te la spiego io, sono stato il suo assistente per due anni.”. Accetto la proposta, ma mi sento a disagio, sono attraversata da sentimenti e sensazioni contrastanti, vergogna, inquietudine, interrogativi di varia natura ma anche una certa sottile ma intensa gioia, della quale non so spiegarmi il perché. Durante il pomeriggio sospendiamo le lezioni per andare a fare un’adorazione eucaristica, vedo Don Lino assorto nella preghiera, così intimamente commosso davanti al SANTISSIMO, con gli occhi chiusi, le mani intrecciate che stringono il Rosario, stavolta lo vedo con occhi diversi, lo trovo bellissimo, di una bellezza meravigliosa e dolcissima. Il rumore dello zaino di Valeria lo distoglie dalla preghiera, mi guarda, intensamente. Ora il suo sguardo è umano, lo ricambio in maniera distratta e mi allontano da lui imbarazzata, non tanto dal suo guardarmi ma dalla mia strana euforica inquietudine, non dovrei provarla…
Arriva la sera, cena a base di verdura. Arriva la notte, non riesco a dormire, sento la risata di Valeria, mi sento confortata di sapere che qualcuna di noi è ancora sveglia, mi alzo, tentando di non fare rumore, apro la porta e mi dirigo in camera di Valeria. La trovo, come al solito euforica, con poca voglia di dormire e impegnata in una vivace conversazione al cellulare. Dato che è proibito parlare al cellulare, e a Valeria piace trasgredire, la invito ad uscire nel giardino dell’abbazia e a stare tutta la notte sveglie in giro a ridere e a fumare in santa pace. Non dovetti faticare molto a convincerla, un paio di minuti dopo eravamo in segreteria a rubare le chiavi del portone principale, pronte ad uscire fuori in giardino alla faccia dei divieti e della Madre Superiore. Quando usciamo in giardino scopriamo di essere in buona compagnia, incontriamo Laura e le sue amiche nascoste dietro una siepe a fumare e a ridere, si erano calate giù dal balconcino dell’ammezzato. Mentre le ragazze parlano, ridono, vedo la luce accesa nella stanza della segreteria, ho paura che sia qualche suora indispettita dal nostro fracasso ma invece è don Lino. Non dico niente alle mie amiche, mi allontano con la scusa di andare in bagno. Passo sotto la finestra della segreteria e lo guardo di nascosto, come una ladra. Sembra sconvolto, entro dentro e lo chiamo sussurrando il suo nome. ..” che ci fai qui?” lo incalzo io, mi risponde che non riesce a dormire, stava cercando un tranquillante…gli chiedo se vuole venire con me in giardino, ho voglia di parlare con lui. “ Sì, anche io ho bisogno di parlare con te” mi dice di getto. Parliamo, di me di lui, della vocazione, di quanto è difficile essere fedeli e casti alla promessa fatta al Signore. Mi chiede scusa, mi confessa di aver scambiato i bigliettini dei posti perché aveva voglia di stare accanto a me, dice che non sa quale può essere la ragione. Lo conforto, gli dico di non preoccuparsi, che è naturale provare interesse o attrazione per qualcuno e anche io gli confesso che seppure faccio fatica ad ammetterlo ero felice di stargli vicino. Mi sorride. Ha paura di essere fragile, mi dice di non avere mai avuto dubbi sulla sua vocazione ma che alle volte è difficile mantenersi integri. Senza paure o falsi timori, gli chiedo se ha mai conosciuto una donna in senso biblico. Mi prende in giro, ride, “ Certo, ma non ero felice, mi mancava qualcosa” mi risponde. “ E ora ti manca pure qualcosa?” dico io per metterlo in difficoltà. Ci guardiamo, mi abbraccia e mi bacia, un bacio lungo, intenso, tenero, coinvolgente più per la dolcezza che per la passione, mentre mi bacia sento le sue lacrime scendere nel suo viso fino ad arrivare alle sue e alle mie labbra. Con la manica della vestaglia gli asciugo il volto, lo abbraccio. Restiamo così abbracciati tra rifiuto, vergogna e desiderio. In un disperato sforzo, tento di staccarmi da lui, ma tutto mi appare così innocente e delicato da lasciarmi commossa. Chi può dire che c’è peccato in un prete che abbraccia una ragazza? Non stiamo facendo l’amore, eppure non credo di aver mai dato in vita mia così tanto amore e ricevuto così tanta tenera gioia in cambio. Non c’è penetrazione, non ci sono i nostri corpi nudi nello spasmo del desiderio. L’erotismo è passione sessuale, eccitazione, pulsione erotica ma non solo. Stavolta è sovrabbondante gratitudine, impulso e abbandono dell’uno all’altra, meraviglioso sciogliersi fino all’estasi in un bacio, in una carezza, in un abbraccio. Una dolcezza tale da penetrarmi fino all’anima, e rendermi sazia ed appagata anche senza aver consumato l’atto supremo. Una beatitudine erotica raggiunta con lo sguardo, con le mani che si cercano, con un sospiro e un bacio. “Non credevo di potere amare anche io con questa terribile completezza” mi dice, tra le lacrime. “Nessuno può impedirti di amare, di provare sentimenti. Se provi vergogna di questo, non sarai mai un prete felice della sua vocazione, lo capisci?” dico io piangendo, scossa dall’emozione. Mi dice che rendersi disponibile a questo amare lo ha salvato dalle sue intime paure e dai timori vocazionali. Ora non parliamo più. Lo tengo tra le mie braccia, lo accarezzo. Il tempo e lo spazio,accecati dalla luce notturna della luna, non tramano contro noi amanti “clandestini”. Le mie amiche sono ancora nel giardino antistante l’abbazia, sento le loro risate, probabilmente non si sono accorte della mia mancanza o magari pensano che io sia già andata a letto. Io e Lino guardiamo estasiati e commossi l’alba. Mi dice che seppure siano stati solo abbracci e qualche bacio innocente si rende conto delle implicazioni, mi chiede di me, come mi sento, cosa provo.
Io non mi aspetto niente e sono felice così, sono felice per lui se da domani smetterà di tormentarsi e finalmente accetterà che, seppure sia indispensabile mantenere fede al voto di castità, anche lui ha dei sentimenti, affinità elettive. “Non vergognartene, Lino” lo bacio per l’ultima volta e vado a prepararmi per la lezione delle 8 del mattino.
Dopo quel ritiro non ho più avuto modo di incontrarlo. Tre settimane fa, mi ritrovo per coincidenza alla facoltà di teologia, entro in un’ aula a caso in cerca di una mia amica, ma non riesco a trovarla, il suo cellulare è spento. Vedo l’aula magna pina di ragazzi in religioso silenzio, ascoltano il loro prof che parla di sessualità castità e desiderio.
“Lo spreco di energia spirituale che comporta il colpevolizzarsi per i sentimenti e le pulsioni è anch’esso un crimine contro Dio, dovete imparare che anche da preti ci si può innamorare, è un’ eventualità che dovete prendere in considerazione come probabile….imparate a non avere paura, tutto ciò è normale, solo chi ha paura cade in tentazione …” così parlava il giovane prete docente ai suoi altrettanto giovani seminaristi. Quel giovane docente era Don Lino. Mi sono nascosta dietro le colonne per non farmi vedere e ho assistito a tutta la lezione, felice perché ora avevo la certezza che non dovevamo vergognarci di nulla. Finita la lezione, non mi sono fatta riconoscere, era giusto così. Ma ho lasciato lì tra le colonne e i banchi dell’aula magna un pezzo del mio cuore. Per sempre.
 
stampaStampa