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Kokkino http://kokkino.splinder.com

Capodanno 2000

Il camino sfrigolava allegramente mentre lembi di fiamma illuminavano con giochi di luci ed ombre la stanza centrale della baita, fuori il tramonto bruciava di un rosso acceso la neve caduta in mattinata; ripensai un istante a tutti gli ultimi avvenimenti, la bellissima ragazza conosciuta in una chat oltre un anno prima, messicana, capelli neri, due occhi verde olivo bellissimi e penetranti, un sorriso ammaliante che faceva innamorare, ripensai a tutte le chiacchierate, al mio invito quasi scherzoso a passare con me il capodanno sulle alpi, al mio attimo di felice ed allibita costernazione quando lei aveva accettato l'invito.
Al mattino ero partito per andare a prenderla in aeroporto, un abbraccio amichevole al suo arrivo, un caffè al bar e poi in macchina verso la baita, tutto il viaggio passato sorridendo guardando un pò la strada un pò lei che si era candidamente addormentata sul sedile di fianco al mio, stremata per il viaggio lunghissimo non aveva retto assopendosi cullata dalla tenue musica di sottofondo; la svegliai alcune ore dopo mentre imboccavamo il vialetto della baita e la accompagnai verso la veranda protetta da una vetrata; eravamo entrati in casa solo pochi minuti prima, lei aveva chiesto di potersi cambiare il vestito usato per il viaggio.
Avevo appena finito di riattizzare il caldo fuoco del camino che illuminava la sala quando lei scese le scale dal piano superiore; uscì fuori dalla camera da letto fasciata da un paio di fuseaux bianchi e un largo pull di morbida lana nera, piedi nudi sul parquet della baita, era senza trucco e con i neri capelli raccolti in una lunga coda di cavallo, ci accomodammo sul divano davanti al fuoco.
Adri, il suo nome mi affiorava sulle labbra mentre ripensavo alle lunghe chiacchierate fatte in chat, potevo finalmente vedere dal vivo il suo sguardo ed il suo dolce sorriso mentre chiacchieravamo da buoni amici sul divano riscaldati dal fuoco e da un plaid di paille che ci permetteva di stare vicini senza dare adito a dubbi sul fatto che si trattasse solo di amicizia.
Restammo li per un lungo periodo dicendoci le mille cose che non ci eravamo detti in internet, io letteralmente ammaliato dal suo sguardo e assolutamente affascinato dal suo corpo bellissimo che si muoveva ogni tanto sotto al plaid; verso le cinque le chiesi di spostarci nella veranda per ammirare il tramonto, la lasciai accomodare nella sedia a dondolo, le vetrate della veranda ci proteggevano dal freddo permettendoci di ammirare lo spettacolo naturale del sole che tramontava dietro le candide montagne coperte di neve, in piedi dietro di lei mi attentai a sfiorarle il collo con un tocco che era a metà strada tra una carezza ed un morbido e rilassante massaggio, restammo li fino a che il sole non tramontò e smise di incendiare di rosso la bianchissima neve che ricopriva tutto quanto.
Rientrammo in sala per rimetterci subito sul divano con ancora negli occhi il bellissimo spettacolo per me inferiore soltanto alle sue sensuali movenze, vederla camminare a piedi nudi mi dava dei brividi lungo la schiena, Adri era veramente bellissima, rendeva la stanza più luminosa, il suo sorriso riempiva il cuore e il suo incedere faceva sognare di poter avere il suo corpo per poterlo adorare e coccolare.
L'incanto di quel momento fu interrotto dall'ovattato rumore di pneumatici nel vialetto esterno, la ditta di catering aveva mandato quello che avevo ordinato e mi affrettai alla porta per accogliere la cuoca e il cameriere che ci avrebbero tenuti compagnia fino all’ora di cena, indicai loro la cucina e la tavola nella sala dove avremmo cenato e io e Adri ci ritirammo al piano superiore per prepararci per la serata, la feci accomodare nella camera da letto degli ospiti dove prima aveva lasciato le sue cose e io entrai nella mia camera da letto per evitare di disturbarla o metterla a disagio.
Restai per un poco sul morbido letto matrimoniale e poi feci una doccia, la immaginai adagiata nella vasca da bagno della sua camera mentre si cullava nel tepore dell'acqua caldissima con cui avevo sentito aveva riempito la vasca; dopo la doccia iniziai con calma a prepararmi, smoking nero di Armani, farfallino di raso nero e comodissime scarpe Church's; ero pronto per scendere dabbasso.
Stavo parlando con il cameriere e la cuoca quando sentii aprirsi la porta della sua camera, alzai lo sguardo e rimasi letteralmente folgorato dalla sua vista, mi avvicinai senza una parola alla base delle scale per poterla accogliere, lei scese lentamente fasciata in un bellissimo abito da sera azzurro, il decolletè metteva in risalto il bellissimo seno brunito che contrastava con il bianco latte dei tre fili di perle che le cingevano il collo, le leggerissime scarpette con il tacco a spillo la alzavano quasi alla mia altezza permettendomi di gioire alla vista dei suoi bellissimi occhi verdi.
Arrivò in fondo e mi sorrise porgendomi la mano e sussurrandomi che era terrorizzata di cadere dalle scale, ridemmo insieme e la feci accomodare a tavola intravedendo per un breve attimo un lembo di candida pelle quando lo spacco del vestito mi permise di vedere le calze autoreggenti che aveva indossato.
Mi sedetti anche io a tavola inebriato dal suo profumo, non so come facesse a saperlo ma il Roc azzurro è un profumo che mi fa letteralmente impazzire; mentre il cameriere ci serviva l'aperitivo mi domandavo se avessi osato troppo a farle trovare sul letto in dono l'intimo La Perla della collezione glamour.
Sembrava mi avesse letto nel pensiero, mi sorrise e mi sussurrò che si, lo aveva indossato e lo trovava bellissimo; il mio cuore subì una accelerazione ragguardevole al sentire quelle parole mentre cercavo di fare l'indifferente vista la pur discreta presenza del cameriere che, anche se si teneva in disparte, sicuramente non favoriva disquisizioni di tipo così intimo.
Pochi minuti dopo il cameriere rientrò in sala con un carrello pieno di piatti di portata accuratamente coperti, chiese se tutto era a posto e, come stabilito in precedenza, si accomiatò assieme alla cuoca lasciandoci finalmente soli, sentimmo l'ovattato suono delle gomme del loro furgone sulla neve e rimanemmo soli nella baita, l'unico suono che si sentiva era lo sfrigolare del legno che ardeva nel caminetto acceso quando lei mi guardò sorridendo dritto negli occhi e disse se non avevo per caso pensato di sedurla; sorridendo risposi che non era assolutamente mia intenzione, solitamente invitavo migliaia di persone conosciute in internet a passare il capodanno nella mia baita in montagna regalando intimo di La Perla e lo facevo solo ed esclusivamente per amicizia, non mi aveva neppure sfiorato il pensiero di poter in qualche modo darle l'idea di volerla sedurre.
Ridemmo sommessamente mentre servivo le pappardelle al sugo di capriolo accompagnate da brunello del castello Banfi del 92 e da Perrier raffreddata nella neve fuori dalla baita.
Continuammo a chiacchierare per tutta la sera mentre dalla carne passavamo all'aragosta con contorno di ostriche, rimase stupita dalla bontà della Grand Dame del 96 che avevo stappato e gustò decisamente la delicatezza del dolce accompagnato da Piccolit del 98.
Finimmo così la cena e tra una chiacchiera e l'altra si erano fatte le undici e tre quarti di sera, le chiesi allora se voleva scendere giù in paese per vedere la fiaccolata di capodanno ed assistere ai fuochi d'artificio che avrebbero segnato il capodanno del nuovo millennio, sorrise amabilmente e quasi in un sussurro mi disse che no, preferiva restare al tepore della baita e, se promettevo di non prendermi troppe confidenze, le sarebbe piaciuto vedere i fuochi sulla veranda protetta dalle vetrate e riscaldata mentre le continuavo il massaggio alla nuca iniziato al pomeriggio.
Pochi minuti dopo eravamo li sulla veranda, la porta interna della baita lasciava che il fuoco illuminasse appena il pavimento di legno creando dei giochi deliziosi di calde luci rossastre mentre nella vallata si vedeva il paese illuminato a festa, in piedi dietro di lei e godendo del panorama poggiai delicatamente le calde mani sulle sue spalle sfiorandole delicatamente la nuca con leggeri tocchi delle dita, la sentii fare sommessamente le fusa e dopo poco una serie di lampi illuminò la vallata seguiti dal rumore dei botti, restammo incantati a vedere i giochi di luci e colori creati dai fuochi d'artificio mentre anche le mie mani si erano fermate sulle sue spalle, l'atmosfera quasi surreale era sempre impregnata dall'inebriante profumo che lei aveva usato, quel Roc azzurro che mi ha sempre suscitato quasi irrefrenabili pulsioni selvaggiamente sessuali.
Si alzò dalla rustica sedia a dondolo in legno alla fine dello spettacolo, si girò verso di me e in una atmosfera incantata si avvicinò per aggiustarmi il farfallino, mi attirò gentilmente verso di lei, chiuse lentamente gli occhi mentre socchiudeva le labbra, un semplice tocco delle sue labbra sulle mie, un paradiso di morbidezza mi sfiorò la bocca in quella incantata atmosfera mentre tre grandi botti segnavano veramente la fine del vecchio anno e dello spettacolo pirotecnico nella vallata.
Restò così alcuni istanti, il paradiso a volte può sembrare eterno anche se dura solo un istante, si sciolse da me, mi sorrise amabilmente e mi sussurrò che aveva un pò freddo e voleva tornare dentro, vicino al camino acceso.
Stetti alcuni istanti ad osservarla, mollemente adagiata sul morbido divano illuminata dalle rosse lingue di fiamma del camino, non resistetti e mi inginocchiai davanti a lei, con delicatezza le presi un piede e slacciai la fibbia della scarpetta denudandole il piedino, una bellissima caviglia sottile sembrava quasi invitarmi a sfiorarla me resistetti alla tentazione quando lei mi porse l’altro piede per liberarla anche dalla seconda scarpa, per un brevissimo istante il vestito si aprì ancora una volta deliziandomi della vista delle autoreggenti che e del suo intimo indossato poco prima; restai li a massaggiarle le piante dei piedi scaldandole con le mie mani mentre osservavo il suo bellissimo viso incorniciato dai bellissimi capelli neri, aveva gli occhi chiusi e un leggero sorriso era incastonato nell’ovale perfetto, mi sfilai le scarpe continuando a massaggiarle i piedini e mi sedetti sul divano accanto a lei tenendo sempre tra le mani le sue caviglie; le misi una coperta di paille sopra per proteggerla dal freddo e per evitare che il suo vestito, aprendosi a causa della posizione, le provocasse imbarazzo costringendola a tenere un contegno; Adri aprì per un istante i bellissimi occhi verdi, accentuò il suo sorriso guardandomi quasi in un muto ringraziamento per averla coperta e poi li richiuse abbandonandosi al sensuale massaggio che le stavo donando.
Siamo rimasti li per un sacco di tempo, il mio tocco delicato la deliziava a tal punto che per un istante ebbi quasi l’impressione si fosse addormentata ma mi sbagliavo, ad un tratto aprì gli occhi e mi chiese qualcosa da bere; andai in cucina, nel frigo c’era ancora dello champagne, preparai un piccolo vassoio d’argento con due calici e una piccola ciotolina di fragole e tornai in sala dove la trovai in piedi davanti al camino; il tempo di poggiare il vassoio sul tavolo e lei mi fu dietro, appoggiata alla mia schiena mi abbracciò quasi per prendere il suo calice e, viste le fragole, ne prese una con la mano libera bagnandola nello champagne mentre mi cingeva con le braccia. Si mise la fragola tra le labbra e sentii il lieve rumore del risucchio mentre le entrava in bocca, quel rumore, fatto di proposito, mi diede la sensazione di un sensuale desiderio sopito di un dolce e umido bacio, presi il mio calice tra le mani e mi girai verso di lei, i nostri flutes di cristallo si sfiorarono appena con un lieve tintinnio e bevemmo insieme guardandoci negli occhi, lei prese un’altra fragola, la baciò e poi gentilmente me la mise sulle labbra, la afferrai delicatamente sfiorandole per un momento le dita prima di assaporare il sapore del frutto fuori stagione; quando ebbi finito di mangiare la fragola lei, senza dire una parola, prese la bottiglia quasi piena e si girò avviandosi verso le scale, la vidi salire i primi gradini con movimento sensuale prima di riscuotermi dall’estasi e seguirla verso il piano superiore dove la vidi entrare senza esitazioni non nella sua camera da letto ma nella mia.
La seguii, il cuore aveva iniziato a battere forte, non una parola era stata pronunciata ma i suoi occhi mi avevano guardato e vi avevo letto un fortissimo desiderio di donarmi qualcosa di unico ricevendo in cambio qualcosa di altrettanto indimenticabile.
Entrai nella camera, lei era in piedi al centro, vicino al letto ma non troppo, la bottiglia appoggiata sul comodino, nella penombra della stanza illuminata solo dalla tenue luce che proveniva dalle scale, la vidi scostarsi una spallina del vestito e poi l’altra, il morbido vestito di seta scivolò ai suoi piedi lasciandola vestita solo delle autoreggenti nere, delle culottes e del reggiseno a balconcino di pizzo; rimasi letteralmente incantato a quella vista, mio malgrado i miei occhi scivolarono sul suo corpo, dal viso corsero sul petto incastonato dal bellissimo reggiseno con intarsi dorati, la pancia piatta con un ombelico che avrebbe fatto sfigurare qualsiasi pietra preziosa, le coulottes, coordinate sul reggiseno, le fasciavano i fianchi come se ci fosse nata dentro o meglio, come se quell’intimo le fosse stato letteralmente inventato addosso, solo per lei e solo per quella serata; due gambe, splendidamente tornite, la pelle bronzea che risaltava sensualmente sulle autoreggenti nere velatissime arabescate sul bordo; si accorse della radiografia involontaria che le stavo facendo, sorrise, si girò con grazia per permettermi di ammirarla anche dietro, un attimo di sbandamento da parte mia, un tatuaggio risaltava su di lei, una libellula azzurra e verde li dove la schiena perde il suo casto nome, come adagiata sul bordo dell’intimo quasi si fosse posata li per riposare, completò il giro su se stessa e con infinita lentezza mi si avvicinò, vicinissima a me sollevò le braccia e mi sciolse il farfallino, ne prese i lembi e mi tirò dolcemente verso di lei arretrando verso il letto, si fermò sul bordo, si sollevò in punta di piedi baciandomi sulle labbra prima di sedersi sul morbido piumino, le sue mani scorsero sul mio petto, si fermarono un attimo sulla cintura slacciandola, fecero scivolare in basso la cerniera dei pantaloni e sentii una piccola manina intrufolarsi dentro a cercarmi; mi guardò negli occhi dal basso verso l’alto e mi chiese se ricordavo la fragolina di poco prima, ebbi appena il tempo di annuire prima che le sue labbra si schiudessero per accogliermi dentro la sua bocca, calda, morbida ed umida mi accolse lasciando che io crescessi dentro di lei, feci appena in tempo a togliermi la giacca quando lei afferrò i lembi della mia camicia aprendola di colpo, i bottoni saltarono via per tutta la stanza con una serie di schiocchi che nel silenzio sembravano quasi altrettanti botti di capodanno, a quel punto non mi rimase che togliermi quello che restava della camicia mentre lei si staccava da me e ridendo si infilava sotto al piumino.
Riuscii non so come a togliermi i pantaloni senza sembrare una foca fuori dall’acqua ed entrai anche io nel letto, nonostante la casa fosse caldissima le lenzuola erano letteralmente gelide e lei mi si attorcigliò addosso per scaldarsi e per baciarmi, fu allora che sentii per la prima volta la sua morbida lingua cercare la mia, una sensazione sconvolgente, quasi come se mai nessuna prima mi avesse baciato, presi a carezzarle la schiena provocandole piccoli brividi e sentii le sue mani che mi sfilavano i boxer lasciandomi completamente libero sotto il letto.
I nostri sguardi si incrociarono, socchiuse le morbide labbra e mi disse una breve bellissima frase, mi disse: scommetto un orgasmo che non riesci a sganciarmi il reggiseno.
Persi, ormai lo so, il reggiseno è la parte più difficile da sganciare, so bene che alcuni fortunati ci riescono, io non sono tra quelli, dopo alcuni secondi di tentativi andati a vuoto si girò con movimento mellifluo e si sganciò da sola il maledetto oggetto di tortura poi ridendo allegramente mi disse che aveva vinto un orgasmo e che era mio preciso dovere saldare il debito di gioco, mentre lo diceva mi prese la testa con una mano e, a metà tra una spinta ed una carezza mi guidò la testa sotto alle coperte.
Scesi nel buio più totale affidandomi solo ai miei sensi per trovare la parte a cui dovevo pagare il mio debito, sollevò leggermente la schiena per permettermi di sfilarle le coulottes e poi, aperte leggermente le gambe, mi condusse con il viso la dove i miei sogni più libertini mi avevano fatto passare più di una notte addormentato con il sorriso sulle labbra.
La baciai morbidamente sul curato tappetino che le scaldava il monte di venere, inebriato dal Roc azzurro che aveva sapientemente messo anche sul bordo del paradiso affondai delicatamente ma con decisione la lingua nell’antro dorato, il dolce sapore della sua eccitazione accolse la mia lingua che delicatamente la sfiorava, le sue mani mi carezzavano la testa costringendomi con delicatezza a non spostarmi da li, cosa che peraltro non avevo alcuna intenzione di fare e la mia lingua iniziò allora a scivolarle attorno in piccoli cerchi concentrici che però tardavano ad arrivare a lambire il piccolo bottoncino del piacere.
Alla fine giunsi a sfiorarlo, la mia lingua scivolò dentro di lei per poi risalire verso l’alto sollevando leggermente il suo clitoride, quel tanto che bastava alle mie labbra per afferrarlo e risucchiarlo in bocca permettendo alla lingua di picchiettarlo con decisione senza nessuna possibilità di farlo fuggire lontano da me, le mie mani risalirono lungo il suo corpo a cercare i suoi seni, le mie dita carezzarono e sfiorarono i seni, le areole ed infine i suoi turgidi capezzoli.
Venne. Non fu un orgasmo da terremoto violento, fu piuttosto un qualcosa di lento ed inarrestabile come la marea che sale, montò piano piano ma inesorabilmente lasciandola silenziosa ed avvolta da brividi e contrazioni, sentii le sue mani che premettero forte la mia testa mentre le sue gambe mi bloccavano stringendomi per non farmi smettere, sentii i brividi sulla sua pancia e immaginai il suo sterno che arrossiva per l’orgasmo.
Aprì le gambe per liberarmi da quella meravigliosa prigione, le sue mani mi guidarono fuori dalle coperte mentre il mio corpo scivolava sopra il suo, arrivai all’altezza del suo viso e la baciai mentre le sue mani mi carezzavano la schiena, scivolavano verso il basso, mi afferravano le natiche conducendomi verso il centro del suo piacere.
Lasciai che per un istante i nostri sessi si sfiorassero appena, assaporai quella meravigliosa sensazione che si prova un attimo prima della penetrazione e poi le permisi di spingermi verso il basso molto lentamente, entrai in lei un millimetro alla volta sentendo che si schiudeva a me lasciandomi entrare in lei, sentii i suoi umori bagnarmi mentre scivolavo sempre più profondamente e sentii che contraeva i muscoli interni per farmi capire quanto io fossi in suo possesso; dopo una eternità arrivai ad essere completamente dentro al suo scrigno segreto, caldo, accogliente ed umido di piacere, inizia i muovermi pianissimo, la fretta era chiusa fuori dalla baita, addormentata come il resto del mondo, io e lei eravamo il mondo, eravamo il tutto che si completava, eravamo l’apice dei sogni e il più profondo dei burroni, io e lei eravamo tutto ciò che desideravamo avere ed ora eravamo una cosa sola.
Continuammo per un tempo infinito a muoverci piano uno dentro l’altra, carezze baci e sorrisi, qualche leggero piccolo mugolio di piacere, le nostre lingue si cercavano e si trovavano giocando a rincorrersi nelle nostre bocche fino a che, senza nemmeno ci fosse bisogno di dirlo, ci separammo senza essere venuti; scivolai al suo fianco sdraiato vicino a lei, prendemmo due sigarette e le fumammo mentre i nostri respiri tornavano alla normalità, ci eravamo fermati prima di raggiungere l’apice ma non tanto prima, era stata solo una pausa per prolungare l’attesa del momento più alto ma sicuramente non il più bello; tacitamente tutti e due eravamo d’accordo sul fatto che non è il numero di orgasmi che conta ma come ci si arriva e quanto a lungo si riesce a tenere viva la magia che ci stava avvolgendo sotto al piumino.
Finimmo la sigaretta, il posacenere poggiato sul mio petto conteneva già la mia spenta quando lei spense la sua, prese il posacenere e passò il braccio sopra al mio corpo per poggiarlo sul comodino, proseguì nel movimento salendomi sopra, si adagiò con il suo corpo sul mio e per un attimo arrivai quasi a sfiorarle un seno con un bacio quando lei scivolò piano un poco più in basso, sentii la parte più bagnata di lei scivolarmi sulla pancia inumidendola, sentii il suo sesso cercare e trovare il mio e con sapienza si lasciò andare impalandosi su di me ed iniziando a muovere il bacino lentamente per sentire e farmi sentire il calore che sprigionava dal suo intimo; iniziò a muoversi più velocemente, il ritmo così blando di pochi minuti prima era stato sostituito da un frenetico mulinare di corpi che all’unisono cercavano la stessa meta, dopo pochi minuti, quasi con violenza si sollevava sopra di me lasciandosi poi ricadere con forza, la sua schiena era tenuta inarcata dalle braccia dritte poggiate sul mio petto, i colpi che mi dava non mi permettevano alcun movimento se non quello di assecondarla spingendo il mio bacino verso l’alto quando lei ricadeva su di me, la vidi aprire gli occhi pochi istanti prima dell’orgasmo, mi guardò dritta negli occhi e, mentre l’orgasmo la stava per accogliere tra le braccia quasi mi urlò di venirle dentro.
Venimmo assieme, le ultime contrazioni dei nostri corpi ci videro abbracciati nel silenzio della stanza, Adri non scivolò via, rimase li, sdraiata sul mio corpo, io ancora dentro di lei che mi andavo lentamente sgonfiando e sentendo i nostri umori che uniti scivolavano fuori da lei bagnandoci le cosce, mi dette un bellissimo bacio mentre ancora sentivo intorno al mio pene le ultime contrazioni all’interno del suo corpo.
Alla fine si scostò da me, cercai per un attimo di trattenerla ma lei in un sussurro mi disse che non sarebbe scappata, mi restò li accanto dopo aver preso il pacchetto di sigarette, fumammo con calma godendo del calore del letto e dei nostri corpi nudi poi lei andò in bagno ed io rimasi li ad attendere con calma che lei facesse le sue cose, al suo ritorno anche io andai a lavarmi e, al mio ritorno, coperto dall’accappatoio di spugna, la trovai seduta davanti allo specchio della camera, era rimasta nuda ad eccezione delle autoreggenti che non si era mai sfilata e da una morbida vestaglia da camera di paille che però non aveva chiuso, si stava pettinando i capelli con la spazzola e io rimasi ancora una volta incantato ad osservare il suo bellissimo corpo, i seni, non grandi ma neppure piccoli, erano li, come monumenti di alabastro alla femminilità, guardai il suo sorriso riflesso nello specchio e ancora una volta mi accostai a lei da dietro carezzandole il collo e la nuca, il mugolio che emise mi confermò quanto apprezzasse il gesto.
Scesi quindi dabbasso a riattizzare il fuoco che ormai si stava riducendo alle sole braci accese, lei mi raggiunse di sotto per prendere qualcosa da mangiare, la vestaglia ora strettamente legata intorno alla vita per proteggersi dal freddo, misi un basso tavolino davanti al divano, tra noi ed il fuoco e Adri si accomodò in un cantuccio del divano coperta dal plaid mentre preparavo un vassoio con qualche avanzo della cena, mi accoccolai vicino a lei e iniziammo a spilluzzicare qualcosina per rifocillarci un poco, la sola luce della baita era quella del fuoco che era tornato allegramente vivo a riscaldare l’ambiente e li, teneramente abbracciati, ci addormentammo sul divano dopo un lungo bacio che rimase a suggellare il nostro amore che era finalmente sbocciato in quella baita incantata.
Mi svegliai circa un’ora dopo, non so che ora fosse ne mi importava, rimasi li ad osservarla, un angelo addormentato nel mio piccolo angolo di paradiso, la vidi aprire dolcemente gli occhi, mi vide, sorrise, si stiracchiò i muscoli sotto il plaid, vidi qualcosa cambiare nei suoi occhi, l’espressione si fece per un attimo più seria e in un sussurro mi disse una semplice frase: “abbiamo fatto l’amore, ora voglio fare sesso !”
Ma questa è un’altra storia, la racconterò sul mio blog.

 
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