Il risveglio è calmo
e tranquillo. So di avere un appuntamento per pranzo, l’ho
accettato senza remore, senza assorbire gli avvertimenti amichevoli
di deliziose compagne. Ero curiosa e mi sono fidata solo di questo
desiderio a cui non ho aggiunto pensieri e sovrastrutture, felice
di intuire del feeling, della somiglianza, dell’attrazione
verso interessi e passioni comuni. Pura e semplice voglia di conoscere
per il puro piacere di conoscere.
Esco di casa e scopro che c’è una leggera pioggerellina
invernale, avvolgente come i miei pensieri; una telefonata amica
mi accompagna per la via, passo una serie di vicoli finché
non scorgo il volto del fioraio del quartiere e poi lui, il mio
appuntamento con l’erotismo, col gioco, con il racconto di
chi si sente un Casanova, ma non ne ha le sembianze. I suoi occhi
lo tradiscono, lo mostrano per il suo desiderio di una coccola sincera.
E’ lì che mi aspetta con il giornale sotto braccio,
tutto vestito di nero, il capello illuminato da brillantina e una
posa noir.
Mi porta in un ristorante che frequenta; all’entrata tutti
lo salutano cordialmente, sembra di casa; io lo seguo cercando di
non rispondere ai loro sguardi interrogativi e limitandomi a sorridere.
Si è vestito da uomo galante e assume pose galanti, la voce
lo tradisce un po’, quel marcato accento romano smussa la
raffinatezza di questa giornata.
Ordina un buon vino, chiedendomi prima un parere, sceglie piatti
gustosi, cercando di mascherare un po’ di sano imbarazzo.
Io seguo il suo gioco, dilettandomi in questa commedia. Ero curiosa
e lo sono ancora.
Parliamo.
Parla.
Ha tanto e tanta voglia di raccontare ed io lo intervisto con il
viso tra pietanze e bicchieri come se stessi per fare una ricerca
su L’uomo che amava le donne, film amato, in cui ho visto
riflesso il mio amore per gli uomini, il mio desiderio di scoprire
questo universo dall’apparenza superficiale, ma assolutamente
affascinante ai miei occhi.
Più lo intervisto e più mi sembra di girare la scena
di un film. Mano a mano le sue parole diventano fantasie, episodi
che si intersecano con miei desideri. E allora inizio ad immaginarmi
nuda nel suo letto mentre scrivo le sue avventure, i suoi racconti
di donne, le sue esaltazioni da amante che ama leccare.
E’ un verbo che usa spesso quando parla; ti guarda negli occhi,
girando un po’ il viso, appoggiandosi al tavolo o sorseggiando
del vino e poi pronuncia quella parola, < Lec-ca-re >, sillabando
bene le lettere, dandogli il giusto ritmo e il giusto sguardo, come
a voler suscitare una vibrazione nel suo interlocutore.
Penso che si senta molto Casanova in quel momento e molto sicuro
della riuscita del suo corteggiamento.
Io continuo la mia intervista e insieme costruisco la mia personale
fantasia.
Sta leccando anche me mentre scrivo. Lentamente e con istintiva
conoscenza dei miei punti sensibili si muove tra il mio sesso; in
realtà non sta raccontando proprio niente, ma riesco a vedere
mille fantasie tra il percorso delle sue labbra. Non è facile
trovare un uomo che ti sappia leccare, che abbia voglia di percorrere
la sensibilità del tuo corpo, che ti lecchi come si fa con
un dolce succulento che va assaporato lentamente, senza affogarsi,
ma gustato con la voglia e il desiderio di un vero buongustaio,
che chiude gli occhi per distinguerne i sapori, che usa le mani
per esaltarne il gusto e se le lecca estasiato dalla varietà
di ingredienti in esso contenuti.
Il sesso è una ricerca, una comunicazione con l’altro,
un libro da aprire, da leggere, da abbandonare se non entusiasmante,
ma è comunque l’incontro di due mondi che si vogliono
scoprire, che vogliono perdere il controllo, che vogliono allontanarsi
dalla ratio, dai paesaggi conosciuti per abbandonarsi all’oblio,
al trascendente, al non comprensibile, al tremore dell’orgasmo
che libera e ci rende energia.
Si è spostato dal mio sesso e, guidato dalla sua-mia fantasia,
percorre con lingua e mani prima il culo, poi la schiena fino al
collo per raggiungere i lobi delle orecchie e succhiarli, intervallando
parole, sussurri a saliva.
Scrivo con la mente, persa e stimolata dal piacere di questa lentezza,
dalla forza e dal peso del suo corpo, dalla danza sulla mia schiena
e, libera, apro le cosce per invitarlo ad entrare ma lui attende,
egoista e generoso, per sedurmi ancora e implorare la forza, la
consistenza del suo sesso ad aprirsi un varco dentro di me. Continua
a parlare, a raccontare il suo desiderio, mentre io mi accingo ad
accoglierlo dentro, in tutta la sua pienezza, e lui lo fa, stringendomi
i seni, e poi parole che si perdono, suoni che si liberano e brividi
che sconvolgono.
Sorrido al nostro orgasmo, felice, viva, senza spazio e senza tempo,
sorrido alla vita e alla leggerezza di questi momenti e sorrido
al mio Casanova che si accascia orgoglioso.
Sorrido alla mia fantasia.
Torno al tavolo del ristorante, lui sta mangiando, raccontando aneddoti
e salutando qualcuno al tavolo in fondo.
Mi è simpatico, sa essere finto e vero come un attore nella
sua parte; oggi interpreta un Casanova romano, un simpatico e talentuoso
uomo smarrito nelle sue rappresentazioni.
Io ho ricercato un po’ di sincerità, di verità
e lui me ne ha fatto omaggio, anche se dietro un abito da seduttore,
ma era impossibile chiedergli di più.
Ora sono pronta a credere alle sue storie, a condividere i suoi
racconti, ad aiutarlo ad esaltarli con la mia fantasia, ignara di
cosa possa essere il sentimento della vergogna, consapevole della
mia ricerca verso l’eros, verso molteplici forme d’amore,
verso la conoscenza di un mondo che desidero esplorare.
Voglio dedicarmi alle sue storie, ma poi mi fermo un attimo a riflettere
e decido che la mia curiosità mi spinge verso non una, ma
cinque, dieci, venti menti.
C’è differenza tra un uomo e l’altro o tutti
si assomigliano?
C’è un luogo comune o una temuta certezza tra i discorsi
delle donne, che per quanto una si sforzi di trovare profondità,
complicatezza, eterogeneità, alla fine tutti sembrano assomigliarsi,
inesorabilmente. Sarebbe una dura realtà questa ma io voglio
indagare, scrutare nelle loro menti, rubare delle confidenze sincere,
andare oltre racconti di strabilianti amplessi e parlare con loro,
di loro e provare a riavvicinare due mondi che sembrano non capirsi
più ma che non possono stare gli uni senza gli altri.
E allora non mi accontento solo di un Casanova, ne voglio di diversi,
di opposti, di simili e di complementari. Voglio tante storie, tante
impressioni sulle donne che hanno incontrato, annusato, cercato,
rincorso e abbandonato.
Sono pronta ad accogliere i loro gesti, la loro voce e le loro parole.
Sono pronta a scrivere.
|